Sarà un’estate poco serena per Palazzo Chigi. Troppi i nodi da sciogliere prima della pausa. Il 21 luglio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, insieme al segretario di Noi Moderati Maurizio Lupi. Era presente anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in collegamento. Al termine del colloquio è stata fissata al 15 agosto la data entro la quale il Governo chiederà all’Europa l’accesso alla clausola di salvaguardia nazionale – mozione per la quale è previsto il voto in Camera e Senato martedì 4 agosto – per scorporare le spese destinate alla difesa e all’energia.
Su quest’ultima, la situazione potrebbe aggravarsi a causa delle minacce degli Houthi nel Mar Rosso, che – insieme al blocco dello Stretto di Hormuz – rischiano di provocare l’ennesimo shock economico. Sul tavolo, poi, c’è la prossima Legge di Bilancio, che dovrà includere l’aumento delle spese militari previsto dagli accordi con gli USA.
Un altro passaggio importante è l’approvazione del Melonellum, che probabilmente slitterà a settembre. La maggioranza è impantanata sulle preferenze. «C’era un accordo di maggioranza che va rispettato», le parole della premier. Sarà Maurizio Lupi a ripresentare l’emendamento a Palazzo Madama, nonostante la perplessità di Forza Italia. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, come riporta Il Fatto Quotidiano, ha commentato così la posticipazione: «Anche se il regolamento di Palazzo Madama permetterebbe di approvare la legge prima delle ferie, sarà approvata al rientro a settembre». E all’opposizione dice: «Visto che i sondaggi vi danno in vantaggio, non dovreste avere paura di questa legge».
Infine, torna sul tavolo il tema del ballottaggio. Tra i principali sostenitori della sua reintroduzione ci sarebbe Ignazio La Russa, che lo vedrebbe come uno strumento per arginare l’ascesa di Roberto Vannacci. Giorgia Meloni, invece, avrebbe espresso perplessità: secondo la premier, il generale potrebbe concentrare un consenso molto elevato già al primo turno, senza però offrire garanzie di un’intesa in vista dell’eventuale ballottaggio.
Nel corso della riunione si è affrontato anche il tema sulla giustizia e sulla sicurezza. Antonio Tajani avrebbe invitato a evitare un ritorno alle pratiche adottate durante la gestione Bonafede in materia di intercettazioni, mentre Meloni avrebbe ribadito l’intenzione di seguire l’impostazione sostenuta dalla presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo. Sul decreto, tuttavia, soprattutto tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, persistono le divergenze.
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