La scrittrice, fumettista, illustratrice e regista franco-iraniana Marjane Satrapi è morta all’età di 56 anni per quello che comunemente è noto come “crepacuore”. L’intellettuale non è riuscita a superare il dolore per la morte di suo marito, Mattias Ripa, venuto a mancare lo scorso 8 aprile 2025. A poco più di un anno di distanza, Satrapi è deceduta, lasciando dietro di sé la forza delle sue opere. Una serie di volumi, documentari e film che hanno provato a racchiudere la sua esistenza tormentata, da quando era solo una bambina di Teheran fino alla vita adulta passata nei salotti di Parigi, Roma e delle principali capitali europee.
Un’esistenza unica nel suo genere, caratterizzata da isolamenti, incomprensioni ma anche tanta voglia di emergere e di raccontare la storia del proprio popolo e del proprio Paese senza la lente scettica dell’Occidente. “Persepolis”, la sua opera di esordio, ha proprio questo obiettivo. Pubblicata in quattro volumi tra il 2000 e il 2003 in Francia, l’opera racconta l’infanzia iraniana, l’adolescenza viennese, il ritorno a Teheran e il successivo trasferimento in Francia di Satrapi. Tappe che si incrociano con la storia dell’Iran e dell’Europa, così come con i dissidi interiori di una giovane che non è mai riuscita a capire quale fosse “casa sua”.
Chi era Marjane Satrapi
Satrapi è nata nel 1969 a Rasht, nella regione iraniana del Gilan, ma è cresciuta a Teheran sotto l’ultimo decennio del regime autoritario dello Scià. La sua è una famiglia borghese colta e progressista. I suoi genitori sono vicini agli ambienti della sinistra iraniana e nutrono una forte diffidenza nei confronti dell’autoritarismo del loro Paese. Nel 1979 vive con gli occhi di bambina il cambio di governo e l’inizio della Repubblica islamica. Il grande cambiamento avviene nel 1983, quando i suoi genitori la trasferiscono a Vienna per tenerla al sicuro. Una scelta che l’artista vive come una sorta di esilio, scoprendo che un Paese politicamente libero non equivale a una vita di inclusione e certezze.
A 19 anni decide di tornare a Teheran e si iscrive all’Accademia delle Belle Arti. La repressione e le dure regole del regime, però, le dimostrano che ormai nemmeno quella città è in grado di placare il suo animo. A 25 anni decide di trasferirsi a Parigi, dove poi resterà per il resto della sua vita, entrando nella cerchia degli intellettuali francesi e raccontando con le sue opere le difficoltà affrontate nella sua infanzia e adolescenza. Satrapi ha più volte spiegato di aver deciso di scrivere Persepolis per reagire all’immagine stereotipata dell’Iran diffusa in Occidente e per raccontare le guerre e le dittature attraverso le conseguenze che hanno sulla vita dei cittadini.
Un attivismo che resta sveglio per tutta la sua vita. Satrapi diventa un’intellettuale affermata e nel 2025 compie l’ultimo gesto in favore del suo Paese. Rifiutando la Legion d’Onore – la massima onorificenza francese – la scrittrice critica l’ipocrisia della Francia e dell’Europa verso l’Iran, in un momento in cui il suo popolo si stava svegliando e stava lottando per riottenere la democrazia. Satrapi è morta il 4 giugno, senza sapere se Teheran vedrà mai un futuro senza regimi.
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