La segretaria del Pd Elly Schlein non demorde. Tuttavia, c’è chi a sinistra si è speso per il Sì al Referendum, presentandosi in linea con la maggioranza. Tra questi troviamo Enrico Morando, Stefano Ceccanti, Giorgio Tonini, Claudia Mancina, ma anche il presidente emerito della Consulta Augusto Barbera e l’ex ministro Cesare Salvi. Mentre negli ultimi giorni si sono aggiunti l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, un tempo paladino della sinistra-sinistra, e Arturo Parisi. Quest’ultimo, considerando la sua storia, fa più male di altri.
Arturo Parisi per il Sì: “La separazione tutela il cittadino”
Ministro della Difesa sotto l’egida di Romano Prodi, Parisi ha espresso la sua posizione favorevole alla Riforma sul sito Libertà Eguale: “Andrò a votare per difendere la democrazia. Voterò Sì, per fare avanzare una giustizia garantista” – le sue parole. “La sinistra rappresentata dal Pd è figlia di una solida ispirazione garantista, come testimoniano le voci che, nonostante la chiusura della destra, si sono spese con generosità per il sì”.
Parisi recrimina ai partiti dell’opposizione di aver chiuso ogni dialogo con l’Esecutivo e di aver negato il “processo riformatore avviato dalla Costituente, associato al nome di Giuliano Vassalli, per il passaggio da un sistema inquisitorio ad uno accusatorio con un giudice finalmente terzo”, che “attendeva di essere portato avanti con la separazione delle carriere a garanzia del cittadino” da diverso tempo.
Una critica che però non ha scosso la segretaria dem più di tanto: Elly Schlein si è trincerata in un rigoroso silenzio stampa, rivolgendo attenzioni ed energia alla campagna referendaria per il No. “È chiaro che il punto è il disegno complessivo” – ha però sottolineato la leader del Pd – “Questa riforma non è da sola. Viene insieme al premierato, un’altra riforma che accentra il potere nelle mani di chi governa”.
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