Nathan Trevallion, padre dei cosiddetti “bimbi del bosco”, è tornato oggi nella casa famiglia dove sono ospitati i suoi tre figli, accompagnato dalla zia e dalla nonna dei piccoli. Uscendo dalla struttura ha lanciato un appello ai sostenitori: «Voglio che i bambini tornino a casa, ma fino a che questo non succede preferisco che restino qui».
Trevallion ha anche chiesto di evitare presidi e proteste davanti alla casa famiglia o alle abitazioni private.
La posizione della famiglia
Il padre si è mostrato più disponibile della moglie Catherine Birmingham a dialogare con servizi sociali e autorità giudiziaria. La donna resta nel casolare nel bosco dove vive la famiglia, in attesa di sapere con quali modalità potrà incontrare i figli nella struttura che li ospita.
Secondo il tribunale, l’allontanamento di Catherine si è reso necessario anche per le sue persistenti interferenze, ritenute ostative agli interventi educativi e potenzialmente dannose per l’equilibrio dei minori.
Sull’ordinanza, contro cui la famiglia ha presentato ricorso, si esprimerà la Corte d’Appello.
Le minacce ai magistrati
Il caso continua ad alimentare polemiche e tensioni. La presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, già finita nel mirino sui social nei mesi scorsi, è stata posta sotto vigilanza rafforzata dopo minacce e attacchi legati alla vicenda.
I magistrati abruzzesi hanno condannato i «toni aggressivi e non continenti» utilizzati in questi giorni, anche da esponenti politici, ribadendo che le decisioni prese «non originano mai da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori» ma sono tese a «realizzare il benessere del minore, soggetto di diritti».
Nordio invia gli ispettori
Sul caso interviene però anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha annunciato l’invio di ispettori al Tribunale dei minori dell’Aquila. «Va ricordato che un accertamento preliminare era già stato avviato a novembre. Ora è arrivato il momento di una definitiva conclusione di questa vicenda», ha detto.
In precedenza il ministero si era limitato a esaminare atti e documenti. Al termine della nuova ispezione sarà redatta una relazione: il ministro potrà decidere se archiviare o promuovere un’azione disciplinare al Csm.
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