Il petrolio torna a correre sui mercati internazionali mentre si intensificano le tensioni tra Iran e Israele. Il Brent si riavvicina alla soglia dei 100 dollari al barile, mentre il Wti viaggia intorno ai 94 dollari, spinto dai timori per la sicurezza delle rotte energetiche nello Stretto di Hormuz.
A pesare sulle quotazioni sono state le dichiarazioni della nuova Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, che nella sua prima uscita pubblica ha affermato che lo Stretto di Hormuz “continuerà a essere chiuso per fare pressione sui nemici dell’Iran”. Khamenei ha inoltre chiesto la chiusura immediata di tutte le basi statunitensi nella regione e ha ringraziato i militari iraniani per aver impedito, a suo dire, che il Paese venisse “dominato o diviso” mentre era sotto attacco.
I prezzi del greggio stanno mostrando forti oscillazioni negli ultimi giorni proprio a causa dell’escalation militare nella regione e degli attacchi al trasporto marittimo e alle infrastrutture energetiche. Il Brent ha registrato ampie variazioni, arrivando a sfiorare i 120 dollari al barile all’inizio della settimana prima di ritracciare; nelle recenti turbolenze le quotazioni si sono mosse in un intervallo tra circa 84 e 117 dollari, per poi stabilizzarsi intorno ai 98 dollari.
Per far fronte alla crisi, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha annunciato con i Paesi membri un rilascio straordinario di circa 400 milioni di barili dalle scorte strategiche. Il direttore esecutivo Fatih Birol ha parlato di una situazione “senza precedenti per dimensioni”, sottolineando che l’intervento mira a compensare temporaneamente le interruzioni dell’offerta e a contenere la corsa dei prezzi.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube
