Sono stati identificati i primi tre responsabili, che durante la manifestazione per il No al Referendum hanno bruciato le foto della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro della Difesa Carlo Nordio. La Digos capitolina, insieme alle altre Digos italiane, ha individuato due giovani provenienti da Padova e uno di Napoli. Proseguono ora ulteriori accertamenti, in attesa delle analisi di tutto il materiale raccolto dall’autorità giudiziaria – tra foto e video –, così da identificare gli altri autori del gesto. Dopodiché scatterà la denuncia.
I cartelli includevano anche scatti del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Solidarietà bipartisan per la premier e il Guardasigilli
Le fiamme divampano e avvolgono i volti della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il video è stato diffuso durante la manifestazione che, oltre a reclamare a gran voce il No al Referendum, condannava apertamente la guerra in atto. Un corteo organizzato da Potere al popolo, Unione Sindacale di Base e collettivi studenteschi. Immediata la reazione degli esponenti della maggioranza, che hanno espresso pubblicamente solidarietà alla premier e al Guardasigilli.
Tra questi i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, ma anche la senatrice della Lega Erika Stefani – componente della commissione Giustizia a Palazzo Madama – che ha definito il gesto “gravissimo”, oltre a sottolineare che “questi atti di violenza simbolica alimentano un clima d’odio inaccettabile”.
Si sono dissociati anche i magistrati dell’Associazione nazionale magistrati (Anm): “Il nostro invito ad abbassare i toni nel corso di questa campagna referendaria è sempre valso e sempre varrà per chiunque e a prescindere dai propri orientamenti personali e collettivi”. Ferma condanna anche dal leader M5s Giuseppe Conte: “Rifiutiamo tutti le manifestazioni di violenza che anzi si prestano alle strumentalizzazioni di chi vuole dipingere il vasto popolo del No come un coacervo indistinto di odio e intolleranza”.
Il ministro Carlo Nordio, nella giornata di ieri, è intervenuto in prima persona, ribadendo che “questi eccessi aggressivi” lo spingono “a proseguire con sempre maggior determinazione e vigore, nel pieno rispetto di chi la pensa diversamente”.
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