L’Ue sta accelerando sulle misure anti-rincari sull’energia elettrica. La guerra in Iran ha spinto Bruxelles a velocizzare i suoi processi decisionali, con l’obiettivo di evitare che le conseguenze del conflitto portino ad una nuova crisi dei mercati europei e della competitività industriale.
Una riduzione della tassazione sull’elettricità, sgravi in bolletta su componenti che non riguardano direttamente il consumo energetico, una riduzione del potere del gas di dettare il valore marginale dell’elettricità. Sono queste le tre direttive su cui si muove l’Ue.
Temi che saranno al centro del Collegio dei Commissari che si riunirà oggi a Strasburgo per discutere di fonti rinnovabili. In Europa, energia eolica e solare rappresentano il 30% della produzione, tanto da aver superato il 26% dei combustibili fossili. Il dossier più complesso resta però quello del nucleare.
L’Ue ha lavorato ad una strategia sui piccoli reattori modulari (Smr), visti come una possibile leva per la competitività industriale e per la decarbonizzazione di alcuni settori difficili da elettrificare. Il problema, però, riguarda le tempistiche: un’operazione simile necessità di diversi anni prima che il mercato sia abbastanza maturo per ospitarla, oltre a costi che si aggirano intorno ai 241 miliardi.
Al momento, comunque, in Europa non si registrano allarmi su gas e petrolio, per cui l’unica emergenza di cui occuparsi è quella dell’aumento dei prezzi. Ieri, il Brent ha registrato un +30% portando il costo del petrolio a più di 100 dollari al barile. Di conseguenza, le Borse mondiali sono crollate.
L’Ue è più preparata rispetto al 2022, ma appare chiaro che le vulnerabilità sono ancora numerose. L’Europa necessita di forniture di energia più diversificate e di un mix energetico che sia più pulito, ma anche più conveniente.
Leggi anche: Vertice Ue-Medio Oriente: punto sulla crisi energetica e sulla situazione in Libano
Seguite La Sintesi sui nostri social!
