Alle 2 di notte ora italiana, le 20 a Washington, scade l’ultimatum lanciato da Donald Trump all’Iran.
Il presidente ha minacciato un’escalation totale: “Un’intera civiltà morirà stasera. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”. Poi l’apertura ambigua con la quale Trump ha alluso a un cambio di regime: “Potrebbe anche accadere qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario, chi lo sa?”.
La condizione per evitare “il ritorno all’età della pietra” resta la stessa: la riapertura dello Stretto di Hormuz. Altrimenti “ogni ponte sarà distrutto, ogni centrale elettrica fuori servizio”.
Il no all’uso di armi nucleari
La tensione sale anche a Washington. Oltre a molti democratici, sempre più politici e commentatori repubblicani, anche fra quelli un tempo più vicini a Trump, stanno mettendo in dubbio non più la sola strategia dell’amministrazione ma le stesse capacità mentali del presidente. Anche per questo, dopo le sue inquietanti dichiarazioni e quelle altrettanto criptiche del vicepresidente JD Vance, che da Budapest aveva parlato di “strumenti che non abbiamo ancora deciso di usare”, lo staff presidenziale è intervenuto per smentire ufficialmente il possibile utilizzo di armi nucleari.
Intanto prosegue e si allarga l’operazione militare: raid congiunti di Stati Uniti e Israele hanno colpito oltre 50 obiettivi sull’isola di Kharg e nell’area di Qom dove, secondo fonti d’intelligence, Mojtaba Khamenei sarebbe ricoverato in stato d’incoscienza.
Le catene umane attorno alle centrali
La risposta iraniana passa anche per la mobilitazione civile. Il governo ha invitato i cittadini a formare catene umane attorno a centrali elettriche e infrastrutture strategiche. L’appello ha trovato seguito in diverse città: da Tabriz a Dezful, migliaia di persone si sono radunate con bandiere e slogan contro Stati Uniti e Israele. “Attaccare infrastrutture pubbliche è un crimine di guerra”, si legge sugli striscioni.
Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha rivendicato la linea di Teheran, nello specifico il rifiuto di un piano di pace americano ritenuto inaccettabile, così come i continui ultimatum e le minacce di commettere crimini di guerra: “La forza di una nazione civilizzata prevarrà sulla forza bruta”, ha scritto su X.
“Niente petrolio e gas per anni”
Il piano iraniano non può ovviamente passare soltanto da catene umane e sforzi diplomatici. I Pasdaran hanno fissato le “linee rosse” che Stati Uniti e Israele non possono oltrepassare se vogliono evitare conseguenze globali: “Il tempo della moderazione è finito, gli Usa e i loro alleati saranno privati del petrolio e del gas della regione per anni”, la minaccia. Alle parole, si accompagnano i fatti: nelle stesse ore, le Guardie Rivoluzionarie hanno colpito con missili e droni un impianto petrolchimico a Jubail, in Arabia Saudita, provocando incendi ed esplosioni.
Nessun passo in avanti neanche per lo Stretto di Hormuz, con i Paesi del Golfo che oggi si sono visti respingere dal Consiglio di sicurezza dell’Onu una risoluzione che avrebbe permesso loro di tentare di liberare lo Stretto con la forza: Russia e Cina hanno votato contro.
Tra poche ore, però, potrebbe cambiare tutto.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube
