Il primo giorno della seconda tranche di colloqui tra Usa e Iran si è concluso in un’atmosfera positiva. Le delegazioni dei due Paesi in guerra e i mediatori pakistani e qatarioti sarebbero riusciti a trovare un’intesa sul futuro di Hormuz e del Libano. Al momento, non vi è stato alcun accenno alla questione nucleare, in quanto i dossier sopracitati sono apparsi più urgenti.
Usa e Iran trovano l’intesa su Hormuz e Libano
Washington e Teheran hanno accettato una “tabella di marcia per il raggiungimento di un accordo definitivo” entro 60 giorni e hanno deciso di aprire un canale di comunicazione per mantenere in sicurezza lo Stretto di Hormuz e permettere il passaggio di petroliere e mercantili.
Un ottimo risultato se si considera che, a poche ore dall’inizio dei colloqui, la delegazione iraniana ha abbandonato il tavolo in risposta alle minacce di Donald Trump di nuovi attacchi contro l’Iran se non avesse “immediatamente impedito ai suoi ben pagati ‘agenti per procura‘ di causare problemi in Libano”. La situazione a Beirut è ancora caldissima. Il negoziato ha portato alla creazione di una “cellula di de-escalation” tra le parti e le autorità libanesi al fine di prevenire una ripresa dei combattimenti.
I rischi legati a Israele
A preoccupare, però, sono le intenzioni di Israele. Nel caso in cui i bombardamenti dovessero riprendere, infatti, c’è il rischio che Teheran decida di chiudere nuovamente Hormuz. In questo modo, gli sforzi compiuti finora si rivelerebbero inutili.
Il primo ministro di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che le truppe rimarranno nel sud del Libano “finché sarà necessario”. Un messaggio positivo arriva dal fatto che nella sera del 21 giugno non vi sono stati attacchi o combattimenti nella regione, tanto che alcuni residenti nel Sud del Paese sono tornati nelle loro abitazioni.
Libano e Hormuz sono due dossier intrecciati
L’incertezza, però, resta alta. Le tensioni tra Israele e Hezbollah sono il principale rischio di un deragliamento dei colloqui. Lo scorso 19 giugno i negoziati in Svizzera sono stati rimandati proprio a causa degli attacchi lanciati da Tel Aviv contro Beirut. Secondo il Wall Street Journal, le delegazioni Usa e Iran sarebbero favorevoli e allineate sulla possibilità di scaricare le responsabilità di un mancato accordo proprio su Israele. In questo modo, Trump potrebbe giustificare anche la firma di un accordo non ritenuto vantaggioso per gli Stati Uniti.
Il nodo del nucleare non si scioglie
Intanto, Netanyahu ha chiarito di essere intenzionato a impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha sottolineato che Teheran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l’uranio. Lo stesso capo del Parlamento ha chiarito che l’Iran non ha intenzione di dotarsi di armi nucleari. Un chiarimento che però potrebbe non bastare a convincere gli Usa. Dopo un inizio rincuorante dei colloqui di pace, si teme che proprio il tema del nucleare possa portare le due parti verso una nuova escalation.
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