Il 22 luglio alle 12.00 verrà eseguita l’autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 43enne di origini marocchine morto durante un intervento delle forze dell’ordine. Gli inquirenti hanno già specificato di voler individuare «le cause» del decesso. È una catena di errori di valutazione, infatti, ad aver causato la tragedia. Dalla preparazione dei soccorritori e degli agenti alle «regole di ingaggio», passando per la scelta di inviare solo quattro volontari della Croce Rossa con «codice verde» e senza un medico che potesse assistere l’uomo. Per il momento, la dinamica che ha portato alla morte di Fakir è ricostruibile attraverso il video diffuso dall’Ausl di Bologna.
Una prima criticità risiede nella tecnica di contenimento a terra. Le linee guida sono al vaglio del Viminale, sul tavolo dei pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti. Una circolare diffusa a maggio, infatti, indica di «allentare la presa immediatamente, posizionando la persona su un fianco e verificando che sia nella condizione di respirare in caso di segni di malessere». Fakir è rimasto troppo a lungo in posizione prona, con la testa e il torace schiacciati sull’asfalto. Quando i due carabinieri hanno applicato la raccomandazione indicata nella circolare, per il 43enne era ormai troppo tardi. E così si innesca il secondo errore di valutazione, quello del personale sanitario.
Sul posto, in «codice verde», sono giunti quattro volontari della Croce Rossa. Uno di loro, resosi conto della gravità delle condizioni psicofisiche di Fakir, ha contattato il 118 chiedendo l’intervento di un medico e indicazioni su come procedere. Ha provato più volte a chiamare un operatore, ma non ha ricevuto risposta. «Oh, riproviamo», afferma nel video diffuso dall’Ausl. Alle 12.38 il 118 risponde e gli spiega come procedere. L’uomo era ancora vivo, perché il volontario sostiene di sentire il polso. Dopodiché, la ripresa si interrompe, nel momento in cui devono essere iniziate le manovre di rianimazione. Quando l’automedica ha finalmente raggiunto il posto, alle 12.53, il personale sanitario non ha potuto fare altro che dichiarare il decesso.
A esaminare il corpo di Fakir saranno un medico esperto di medicina d’urgenza, un anatomopatologo, un tossicologo e un cardiologo. L’obiettivo della Procura di Bologna è individuare le eventuali responsabilità delle forze dell’ordine e del personale sanitario. Lo stesso presidente della Società italiana sistema 118 e direttore del 118 a Taranto, Mario Balzanelli, ha spiegato: «A fronte di un forte stato di agitazione psicomotoria, il medico avrebbe potuto sedare il soggetto, a sua stessa tutela e impedendo conseguenze più gravi». Tra gli elementi da approfondire, c‘è anche l’uso da parte degli agenti dello spray al peperoncino, che – se spruzzato troppo vicino – può provocare laringospasmo e broncospasmo.





