La vittoria del “No” al Referendum sulla Giustizia è ormai da considerarsi lo spartiacque della storia del governo Meloni. La prima sconfitta che ha dimostrato che l’egemonia del centrodestra non esiste e che il campo progressista ha la reale possibilità di vincere alle prossime Politiche. Un’eventualità che sta facendo crescere l’area del voto anticipato all’interno di FdI.
Nello specifico, di giorno in giorno sempre più parlamentari entrano a far parte dell’ala più pragmatica, ma anche pessimista, del partito. Il timore è che il 30% dei consensi non possa essere mantenuto fino al 2027, ovvero la naturale conclusione del governo. Della stessa opinione è l’anima del Nord della Lega, secondo cui cambiare la Legge elettorale non è la strategia giusta per assicurarsi un secondo mandato alla guida del Paese. Forza Italia, invece, preferisce attendere il corso degli eventi e sperare in un esito positivo.
La posizione di Meloni resta un mistero, anche se ha più volte specificato di “non essere abituata a galleggiare”. In sostanza, di fronte a eccessive problematiche, è possibile che il capo del Governo ceda al ritorno alle urne prima del 2027. Magari anche per evitare il voto in piena crisi economica o, addirittura, nel bel mezzo di una recessione.
La crisi del governo e di FdI
I dati Istat e Bankitalia pubblicati nei giorni scorsi non sono rincuoranti. Dalla durata della guerra in Iran dipende il futuro dei conti pubblici italiani, così come dell’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione Ue. Senza quest’ultima, per Roma sarà impossibile accedere ai fondi destinati alla Difesa, come quelli Safe. L’Italia è sull’orlo del precipizio, ma il governo Meloni ha anche altri fattori da tenere in considerazione.
Andare alle urne in piena sessione di bilancio e con il 65% dei parlamentari che non hanno ancora raggiunto la pensione sembra quasi impossibile. Eppure, pesano gli scandali in FdI e nella maggioranza di queste ultime settimane. Il caso Piantedosi ha scosso il Viminale e la maggioranza, riaccendendo la possibilità di un rimpasto di governo per eliminare gli elementi più deboli dell’Esecutivo.
Un’ipotesi allontanata dalla premier che ha blindato Piantedosi in attesa che la situazione si risolva da sé. Risolto anche il caso del ministero del Turismo, con la nomina di Gianmarco Mazzi a guida del dicastero. Meloni ha anche proceduto a porre un nuovo tampone sulla crisi dei carburanti, prorogando fino al 1° maggio il taglio delle accise. Una misura che prima o poi dovrà essere sollevata e che lascerà gli italiani a fare i conti con rincari record. La scelta sul voto anticipato si presenta complessa e presto Meloni dovrà abbandonare la propaganda e prendere una decisione.
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