Con 1.413 giorni di permanenza alla guida dell’esecutivo, il governo guidato da Giorgia Meloni stabilisce un primato storico, diventando il più longevo dell’Italia repubblicana e superando il record precedentemente detenuto dal secondo esecutivo di Silvio Berlusconi. Tuttavia, a smorzare gli entusiasmi per questo traguardo numerico arriva la durissima ed equilibrata analisi del *Financial Times*, che sintetizza l’esperienza di governo della premier con la definizione di «un’occasione mancata» per trasformare davvero il Paese.
La stabilità politica e la disciplina sui conti
Il quotidiano della City londinese non nega i meriti tattici della premier. Meloni ha saputo smentire i timori della vigilia legati alle sue radici ideologiche, scegliendo una linea improntata al pragmatismo. Sul piano internazionale e finanziario ha mantenuto la disciplina di bilancio, ridotto il deficit e confermato l’asse con Bruxelles e il sostegno fermo all’Ucraina. Questa postura ha rassicurato i mercati, portando lo spread con i Bund tedeschi dai 220 punti base dell’insediamento a quota 60 nel febbraio scorso. Anche sulla gestione dell’immigrazione, il *Financial Times* riconosce un approccio pragmatico che ha unito il pugno duro sugli arrivi irregolari alla concessione di nuovi permessi di soggiorno per compensare la carenza di manodopera.
Zero riforme e indicatori economici al palo
I nodi irrisolti vengono al pettine sul fronte interno e della crescita strutturale. Nonostante l’iniezione straordinaria di quasi 200 miliardi di euro garantiti dal Pnrr, la crescita economica è rimasta costantemente sotto l’1% negli ultimi tre anni, con previsioni per il 2026 che si attestano fra un modesto 0,5% e lo 0,8%. Nel frattempo, il debito pubblico è salito dal 134% al 138% del Pil. La stabilità dell’esecutivo, accusa l’opposizione, è stata ottenuta proprio evitando le riforme strutturali più complesse e non intaccando gli interessi consolidati.
Il peso sociale e l’ombra del radicalismo
A fare le spese di questo immobilismo sono i cittadini: i salari reali risultano ancora inferiori del 6,1% rispetto ai livelli dell’inizio del 2021 e, sebbene il tasso di occupazione sia salito al 67,6%, l’Italia rimane all’ultimo posto nell’Unione Europea. Il consenso della premier tiene per la debolezza delle alternative politicamente credibili, ma la stagnazione del tenore di vita rischia di spianare la strada a forze della destra ancora più radicale e filorussa. Un record di durata che rischia di passare alla storia solo per le opportunità perdute.
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