giovedì 15 Ottobre 2026
Giorgia Meloni ph Ansa

Dietro il record, niente. Anche il Financial Times boccia Giorgia Meloni

onostante circa 200 miliardi di euro del Pnrr, la crescita resta debole (previsioni 2026 tra 0,5% e 0,8%), il debito sale dal 134% al 138% del Pil e mancano le riforme strutturali

Di Redazione
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Con 1.413 giorni di permanenza alla guida dell’, il governo guidato da stabilisce un primato storico, diventando il più longevo dell’Italia repubblicana e superando il record precedentemente detenuto dal secondo esecutivo di Silvio Berlusconi. Tuttavia, a smorzare gli entusiasmi per questo traguardo numerico arriva la durissima ed equilibrata analisi del *Financial Times*, che sintetizza l’esperienza di governo della premier con la definizione di «un’occasione mancata» per trasformare davvero il Paese.

La stabilità politica e la disciplina sui conti

Il quotidiano della City londinese non nega i meriti tattici della premier. Meloni ha saputo smentire i timori della vigilia legati alle sue radici ideologiche, scegliendo una linea improntata al pragmatismo. Sul internazionale e finanziario ha mantenuto la disciplina di bilancio, ridotto il deficit e confermato l’asse con Bruxelles e il sostegno fermo all’Ucraina. Questa postura ha rassicurato i mercati, portando lo spread con i Bund tedeschi dai 220 punti base dell’insediamento a quota 60 nel febbraio scorso. Anche sulla gestione dell’immigrazione, il *Financial Times* riconosce un approccio pragmatico che ha unito il pugno duro sugli arrivi irregolari alla concessione di nuovi per compensare la carenza di manodopera.

Zero riforme e indicatori al palo

I nodi irrisolti vengono al pettine sul fronte interno e della crescita strutturale. Nonostante l’iniezione straordinaria di quasi 200 miliardi di euro garantiti dal , la crescita economica è rimasta costantemente sotto l’1% negli ultimi tre anni, con per il 2026 che si attestano fra un modesto 0,5% e lo 0,8%. Nel frattempo, il debito pubblico è salito dal 134% al 138% del Pil. La stabilità dell’esecutivo, accusa l’opposizione, è stata ottenuta proprio evitando le riforme strutturali più complesse e non intaccando gli interessi consolidati.

Il peso sociale e l’ombra del radicalismo

A fare le spese di questo immobilismo sono i cittadini: i salari reali risultano ancora inferiori del 6,1% rispetto livelli dell’inizio del 2021 e, sebbene il tasso di occupazione sia salito al 67,6%, l’Italia rimane all’ultimo posto nell’Unione Europea. Il della premier tiene per la debolezza delle alternative politicamente credibili, ma la stagnazione del tenore di vita rischia di spianare la strada a forze della destra ancora più radicale e filorussa. Un record di durata che rischia di passare alla storia solo per le opportunità perdute.

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