Il governo guidato da Giorgia Meloni ripete da mesi la stessa frase: sulle nomine delle partecipate si lavora guardando al merito. Una promessa chiara, facile da capire. Peccato che la realtà racconti altro.
L’ultimo giro di poltrone nelle grandi aziende pubbliche offre un elenco lungo di incarichi assegnati a persone con un tratto in comune: la vicinanza ai partiti della maggioranza, in primo luogo a Fratelli d’Italia. Più che una selezione basata su curriculum e risultati, sembra una distribuzione di premi a chi è rimasto fedele.
Gli amici e i fedelissimi ai vertici
Il caso più discusso è quello di Giuseppina Di Foggia, amica stretta di Arianna Meloni, scelta per la presidenza di Eni. Un incarico da mezzo milione di euro l’anno, con una buonuscita milionaria da Terna che potrebbe arrivare a sei o sette milioni. Poi c’è Francesco Macrì, dirigente di Fratelli d’Italia ed ex consigliere comunale di Arezzo, nominato alla presidenza di Leonardo. Paolo Scaroni resta alla guida di Enel, con il sostegno di Forza Italia, mentre Stefano Cuzzilla ottiene la presidenza di Terna sempre grazie all’appoggio azzurro.
Non finisce qui. Sandro Pappalardo, ex assessore nella giunta Musumeci e vicino ad Arianna Meloni, diventa presidente di Enav. Nel gennaio 2025 emerge un problema: non può cumulare pensione e stipendio da 500 mila euro. La maggioranza interviene con un emendamento e il problema sparisce. Nel consiglio di amministrazione di Enav trovano posto anche Antonella Ballone, candidata alle Europee con Forza Italia poi rimasta fuori, Stella Mele, altra candidata a Bruxelles di Fdi sconfitta, e l’avvocato Stefano Arcifa, consulente del ministro del Made in Italy Adolfo Urso. Anche Benedetta Fiorini, ex deputata della Lega, entra in Eni. Alessandro Monteduro, capo di gabinetto del sottosegretario Alfredo Mantovano, finisce nel CdA di Enel.
Una rete politica per tutte le aziende pubbliche
La lista continua con Federica Seganti, altro nome legato alla Lega, e con un gruppo di figure che approdano nel CdA di Leonardo: l’ex deputato leghista Trifone Altieri, la milanese Elena Vasco vicina ad Italia Viva, la lobbista Enrica Giorgetti, moglie dell’ex ministro del Lavoro forzista Maurizioni Sacconi. In Poste Italiane arrivano i sindacalisti della Ugl Salvatore Muscarella e Francesco Scacchi, legato al sottosegretario leghista Durigon.
Di fronte a questo scenario la domanda resta semplice, quasi banale: queste nomine premiano competenza e merito oppure solo appartenenza politica e rapporti personali? Il governo parla di rinnovamento e per anni hanno posto la questione del merito al centro dell’agenda di governo. I fatti raccontano un sistema che ricorda vecchie abitudini che si ripetono: spartizione delle poltrone, fedeltà premiata, merito sullo sfondo. E quando la distanza tra parole e realtà diventa così ampia, la fiducia dei cittadini rischia di crollare.
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