C’è tensione in Forza Italia e il clima resta carico di nervosismo. Alla Camera prende quota la raccolta firme contro il capogruppo Paolo Barelli, segno di un malessere che non si ferma dopo la disfatta referendaria e che ora punta dritto ai vertici parlamentari. Sono ventotto i deputati azzurri pronti a chiedere un cambio alla guida del gruppo, convinti che serva una svolta dopo il risultato del referendum e le tensioni delle ultime settimane. Tra i nomi che circolano per una possibile sostituzione c’è quello di Deborah Bergamini, ma restano in campo anche Alessandro Cattaneo e Giorgio Mulè. La partita è aperta e il rischio di nuove fratture resta alto.
Questo passaggio ricorda da vicino quanto accaduto al Senato nelle scorse settimane. La scossa più forte, infatti, è arrivata quando quattordici senatori hanno chiesto le dimissioni di Maurizio Gasparri da capogruppo. Una scelta che ha portato all’elezione di Stefania Craxi con il via libera della famiglia Berlusconi e che ha segnato l’inizio di una fase nuova dentro il partito.
Il cambio di guida
In questo quadro si inserisce anche il rinvio del vertice tra il segretario Antonio Tajani e Marina Berlusconi. L’incontro, atteso per chiarire la linea politica e l’organizzazione del partito, si terrà dopo Pasqua. Dietro a questi movimenti c’è un chiaro fattore politico. L’amministratore delegato di Mondadori sta valutando un cambio per la guida del partito e osserva con attenzione quello che accade nei gruppi parlamentari. Prima le dimissioni di Gasparri al Senato e ora le possibili dimissioni di Barelli alla Camera vengono lette da molti come passaggi che indeboliscono la posizione di Tajani. L’idea di una nuova leadership, capace di rilanciare Forza Italia dopo la sconfitta referendaria, inizia a farsi strada. E il vero confronto, più che sui singoli incarichi, riguarda il futuro stesso del partito.
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