Il Piano Casa varato dal Governo Meloni, che già mostra tutte le sue crepe, ha scatenato la reazione dell’opposizione dopo che Forza Italia ha presentato un emendamento per inserire nel testo il cosiddetto “Terzo Condono Edilizio”, approvato nel 2003 sotto l’egida di Silvio Berlusconi. Si tratta della possibilità concessa a chi non ha fatto in tempo – oppure è vittima della lentezza burocratica comunale – di sanare i vecchi abusi edilizi. Ed è una proposta dalla quale sono escluse solo le aree con vincoli assoluti, quali il rischio idrogeologico estremo e simili. L’arringa congiunta del M5s, Avs e Pd converge su un’unica e chiara accusa: “Premia chi ha violato le norme e schiaccia i cittadini e le imprese che le regole le rispettano”.
A pronunciare queste parole è la segretaria dem Elly Schlein, che ha sottolineato come l’approvazione di una norma simile rischi di “cancellare il confine tra legalità e abusivismo” e, oltre a rappresentare “un colpo durissimo per la legalità urbanistica”, finisce per favorire – ribadisce – “chi costruisce senza regole”. E la segue il vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera Agostino Santillo (M5s), che scrive in una nota: “Quando si parla di edilizia, per Meloni, Salvini e Tajani esistono solo sanatorie, condoni e scorciatoie urbanistiche varie”. E aggiunge: “Abbiamo il 94% del territorio a serio rischio idrogeologico, e la genialata di Giorgia ‘Berlusconi’ è condonare, tanto poi al primo alluvione sarà la prima a fare passerella sull’area colpita”.
Le crepe del Piano Casa
Quando in conferenza stampa i cronisti le hanno domandato del caso Minetti, la premier Giorgia Meloni si è risentita, chiedendo di rivolgere le attenzioni al suo Piano Casa. Un progetto sul quale la leader di Fratelli d’Italia si è vantata di aver stanziato ben 10 miliardi di euro. In realtà non è proprio così. I fondi effettivi corrispondono a circa 1 miliardo di euro – 970 milioni per la precisione –, spalmati dall’anno corrente fino al 2030. In particolare, nel 2026 le risorse certe per l’esecuzione del Piano corrispondono ad appena 116 milioni di euro.
Non solo, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – guidato dal leader leghista Matteo Salvini – ha promesso di recuperare 60 mila alloggi in tempi brevi. Ma, alla luce dei prezzi crescenti dell’edilizia, i fondi reali stanziati riescono a coprire solo la ristrutturazione di poche migliaia di case. Peraltro, il progetto si affida molto – forse troppo – ai privati. Da qui nasce il rischio che l’iniziativa del centrodestra si traduca in una speculazione edilizia mascherata, favorita da prezzi calmierati. In quanto non è stato previsto il controllo rigido da parte dei Comuni.
Peraltro, oltre al “Terzo Condono Edilizio”, Matteo Salvini ha voluto il decreto n. 69/2024, ossia il “Salva-Casa”. Un emendamento che dovrebbe alleggerire ulteriormente i controlli sugli abusi edilizi passati. Nel testo di quest’ultimo figura ad esempio il “silenzio assenso”: qualora il Comune non dovesse rispondere entro 45 giorni a una richiesta di sanatoria, la pratica può considerarsi approvata.
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