mercoledì 27 Maggio 2026

“Peggio degli ebrei non so cosa possa esserci”, “Leccaculo giudei”. Le chat antisemite di Fratelli d’Italia

Nell’inchiesta i messaggi antisemiti scambiati da dirigenti e militanti del partito di Giorgia Meloni dopo una foto con il giornalista David Parenzo

Da Alessio Matta
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Un gruppo WhatsApp interno a Fratelli d’Italia a Trento, nato per discutere del congresso provinciale del partito, si è trasformato in un caso politico. A rivelarlo è un’inchiesta del quotidiano Domani, che pubblica una serie di messaggi con insulti antisemiti scritti da dirigenti ed esponenti locali del partito di Giorgia Meloni.

Tutto parte da una storia Instagram pubblicata dal giornalista e militante di FdI Francesco Barone. Nella foto compare insieme al giornalista David Parenzo, presente a Trento per il Festival dell’Economia. “Un caffè con David Parenzo”, scrive Barone. Uno scatto che scatena la reazione di alcuni esponenti della corrente vicina all’ex consigliere comunale Cristian Zanetti, sconfitto al congresso provinciale dello scorso autunno.

Gli insulti nella chat interna

Nel gruppo WhatsApp “Congresso FdI”, Daniele Demattè, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Trento, commenta la foto con parole offensive: “Tra minchioni si intendono bene”. Ma il livello dello scontro si alza subito dopo.

Cristian Zanetti, ex consigliere comunale e membro del coordinamento provinciale del partito, scrive infatti: “Peggio degli ebrei non so cosa possa esserci”. Una frase che, secondo quanto ricostruito da Domani, sarebbe riferita a Parenzo, che in passato si è definito “sionista”.

La conversazione prosegue circa tre quarti d’ora dopo con un altro messaggio. Antonio Manara, componente del coordinamento provinciale di FdI, rincara la dose: “Solo i leccaculo dei giudei”. A seguire arriva anche il commento di Silvia Farci, candidata non eletta alle ultime comunali e responsabile del dipartimento tutela vittime di violenza del partito in Trentino: “Vero. Senza dignità e senza personalità. Ad avercene di palle non saremo in certe condizioni”.

Parole che stanno facendo discutere dentro e fuori il partito.

Le reazioni dei dirigenti coinvolti

Contattato da Domani, Antonio Manara non nega il contenuto della chat. Sostiene però che i messaggi siano stati “estrapolati da una conversazione privata” e privi di “contestualizzazione”. Secondo Manara, quelle frasi sarebbero nate come “critica politica avverso il genocidio che si sta perpetrando in Palestina e all’inerzia dell’attuale governo”.

Diversa la posizione di Cristian Zanetti. L’ex consigliere comunale dice di “non ricordare” quella conversazione e mette in dubbio l’autenticità degli screenshot: “Per quanto ne so questi screenshot possono anche essere stati modificati”. Poi rivendica il proprio impegno per la memoria della Shoah, ricordando di aver proposto l’intitolazione di una strada a Gino Bartali come “Giusto tra le Nazioni” per aver aiutato gli ebrei durante il fascismo. La vicenda, però, rischia di diventare un nuovo problema politico per Fratelli d’Italia. Non solo per il contenuto dei messaggi, ma anche perché arrivano da figure inserite nel coordinamento locale del partito e da esponenti considerati in crescita dentro la struttura trentina.

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