C’è una domanda che il campo progressista deve avere il coraggio di porsi.
Quando emergono segnali che richiamano al fascismo, il campo progressista giustamente accende un faro, denuncia con forza ogni deriva autoritaria, richiama i valori della Costituzione e della Resistenza e si mobilita per difendere la democrazia.
Ma la difesa della libertà non può avere due pesi e due misure.
Esistono forme di estremismo diverse per storia e origine, ma unite da un punto comune: negare la libertà delle persone.
Il fondamentalismo islamico rappresenta una forma contemporanea di fascismo della libertà negata, con le dovute differenze storiche e culturali.
Non è lo stesso fenomeno storico del fascismo europeo, ma condivide una stessa logica: imporre un unico modello di vita, limitare i diritti individuali, considerare alcune persone inferiori e impedire agli individui di scegliere liberamente il proprio futuro.
La nostra Costituzione non è negoziabile.
L’uguaglianza tra uomo e donna non è negoziabile. La libertà di una ragazza di studiare, lavorare, vestirsi e vivere secondo le proprie scelte non è negoziabile. La libertà di una persona omosessuale di amare e vivere apertamente la propria vita non è negoziabile.
Questi principi valgono sempre. Non possono essere difesi contro un estremismo e relativizzati davanti a un altro.
L’Italia ha commesso un errore per troppo tempo: ha trasformato il tema dell’immigrazione, in particolare quella proveniente da contesti culturali molto diversi dal nostro, in uno scontro ideologico. Da una parte chi ha raccontato che ogni arrivo fosse automaticamente una ricchezza, senza affrontare i problemi reali dell’integrazione, del rispetto delle regole e della compatibilità con i principi della nostra Costituzione. Dall’altra chi ha trasformato ogni immigrato in una minaccia.
Entrambe le posizioni hanno impedito di governare davvero il fenomeno.
La vera distinzione non è tra italiani e stranieri. Non è tra cristiani e musulmani. La vera distinzione è tra chi accetta i valori fondamentali della nostra Costituzione e chi li rifiuta.
Esiste un Islam europeo che rispetta la democrazia, la separazione tra Stato e religione e le leggi del nostro Paese. Ed esiste un fondamentalismo islamico che considera inferiori le donne, condanna le persone LGBT+, rifiuta la libertà individuale e pretende che una visione religiosa possa prevalere sulla Costituzione.
Negare questa realtà sarebbe un errore. Ma sarebbe altrettanto sbagliato attribuire queste posizioni a milioni di musulmani che vivono pacificamente, lavorano e rispettano le nostre regole.
Il campo progressista deve recuperare il coraggio di difendere i propri valori senza paura di affrontare temi difficili. Difendere i diritti delle donne, delle persone LGBT+, della libertà di coscienza e della laicità dello Stato non è una battaglia di destra: è una battaglia democratica di tutti noi.
Se invece lascia questi temi soltanto alla destra, commette un errore strategico e culturale. Perché la sicurezza, la legalità e la difesa dei valori costituzionali non appartengono a una parte politica.
Allo stesso tempo, la destra sbaglia quando usa l’immigrazione per costruire un nemico collettivo. Uno Stato democratico è tanto più forte quanto più è capace di essere contemporaneamente aperto e fermo: aperto verso chi condivide il patto costituzionale, fermo verso chi vuole distruggerlo.
Questa è la sfida del nostro tempo: non scegliere tra accoglienza e sicurezza, ma garantire entrambe. Perché senza sicurezza non esistono libertà. E senza libertà non esiste una democrazia degna di questo nome.
Chi sceglie di vivere in Italia deve sapere che qui la legge dello Stato viene prima di qualsiasi altra autorità. Che uomini e donne hanno gli stessi diritti. Che nessuno può essere perseguitato per il proprio orientamento sessuale. Che la violenza e la sopraffazione non possono trovare alcuna giustificazione.
La sfida del nostro tempo è costruire una società aperta ma capace di difendere i propri valori.
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