La festa di Bari, con cui la premier Giorgia Meloni ha celebrato il record di longevità del suo esecutivo, dà il via a una lunga campagna elettorale ancora ricca di incognite, a cominciare dalla legge e dai tempi con cui si voterà. Sul fronte normativo, tra domani e martedì la prima commissione del Senato chiuderà l’esame del provvedimento, atteso nell’Aula di Palazzo Madama per mercoledì.
L’ipotesi primavera e le spaccature nel centrodestra
Sul calendario delle urne, il ministro per i Rapporti col Parlamento Luca Ciriani rilancia l’ipotesi di anticipare i tempi: “Non è impensabile votare a maggio“, sostiene il meloniano, riaccendendo nel centrodestra un dibattito che vede la coalizione divisa. I due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani puntano sulla scadenza naturale della legislatura. “Mi sembra normale che il governo più longevo della storia della Repubblica voti a fine mandato e quindi in autunno del 2027″, afferma deciso il segretario della Lega. Per Ciriani, invece, il voto primaverile rappresenta una scelta di “buon senso rispetto a ottobre quando si deve preparare la legge di bilancio”. Un’opzione su cui Meloni sta riflettendo, ma che deve fare i conti con le amministrative del 2027 (al voto grandi città come Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Bologna) e con il nodo dell’election day. Ciriani sottolinea la necessità di un percorso “condiviso” con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per staccare la spina a primavera senza costringere gli italiani a urne ripetute.
L’opposizione compatta il programma
Dal Forum di Cernobbio arriva la replica della segretaria dem Elly Schlein: “In qualsiasi momento si voterà, perché questo è nelle mani del governo, ci faremo trovare pronti”. Schlein annuncia un settembre di lavoro sul programma dell’alleanza progressista, da costruire “tra la gente, incontrando il mondo produttivo e sindacale, la vitalità del terzo settore, gli esperti, gli scienziati”. Le fa eco Giuseppe Conte, presidente M5S: “Questo è il momento del programma”, da non definire “nel chiuso delle segreterie”. Sulle primarie precisa che “il loro momento verrà poi”, senza diventare “una competizione tra partiti”. Nel dibattito interviene anche Matteo Renzi, convinto che con un accordo su punti precisi “con un contratto alla tedesca” si mandi a casa il governo. Tuttavia, Conte frena su Italia Viva: “Molti continuano a diffidare della presenza di Matteo Renzi”. Da AVS, Nicola Fratoianni avverte la coalizione: “O siamo in grado di presentare una proposta capace di raccontare agli italiani che se vinciamo noi cambiano le cose, oppure il rischio concreto è che torna alla fine Giorgia Meloni”.
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