La visita del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, a San Pietroburgo sta già dando i suoi frutti. Nelle ultime ore, un superyacht di proprietà di un oligarca vicino al presidente russo, Vladimir Putin, è riuscito ad attraversare indenne lo Stretto di Hormuz. L’Iran non ha aperto il fuoco e non gli ha impedito di solcare le acque di una delle zone più calde del Medio Oriente. Una situazione più unica che rara se si considera che il tratto di mare che separa le coste iraniane dalla penisola araba è strettamente controllato dai pasdaran, che non permettono il passaggio di alcuna nave collegata a Stati Uniti o Israele.
Eppure il superyacht non ha avuto alcuna difficoltà a raggiungere il porto turistico di Al Mouj, nella capitale omanita. Un viaggio che conferma la “collaborazione strategica di alto livello” di cui ieri ha parlato Araghchi nel corso dell’incontro con il leader del Cremlino. Un faccia a faccia in cui è stato affrontato anche il tema dei negoziati tra Teheran e Washington. “Sono impegnato per la pace, farò tutto il possibile affinché avvenga”, aveva dichiarato Putin, dimostrandosi quindi profondamente interessato al conflitto in corso.
La strategia della Russia in Iran
I motivi sono principalmente tre. Innanzitutto, il presidente russo vuole indebolire a ogni costo gli Usa e Israele, anche se questo vuol dire prendere parte – dietro le quinte – ad altri conflitti oltre quello contro l’Ucraina. In secondo luogo, il conflitto in Medio Oriente allontana l’attenzione da quello in corso nell’Est Europa. In questo modo, la Russia ha un maggiore margine di manovra e può continuare indisturbata la sua invasione. A nulla servono gli appelli quotidiani del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, consapevole che la causa del suo Paese rischia di essere dimenticata.
Infine, la crisi generata dal conflitto e dalla conseguente chiusura di Hormuz ha provocato una crisi dei carburanti tale da far sembrare le sanzioni contro la Russia ormai superflue. L’Ue potrebbe quindi presto decidere di ricominciare ad acquistare petrolio e gas naturale liquido da Mosca al fine di sopperire alle perdite provocate dalla guerra in Iran. Alla luce di queste possibilità, sembrano chiari i motivi che hanno spinto la Russia ad aiutare Teheran nella sua strenua difesa dagli attacchi americani. Come riferito da un’inchiesta del Wall Street Journal, Mosca ha garantito all’Iran sistemi di monitoraggio delle basi Usa e componenti per migliorare l’efficienza dei droni Shahed.
La crisi di Trump per Hormuz
La visita di Araghchi in Russia si inserisce in questo contesto di collaborazione e funge da chiaro messaggio agli Usa di Donald Trump: l’Iran non è così facilmente isolabile. Teheran gode anche della protezione della Cina, che dipende dalle navi mercantili che passano per Hormuz e dalle stesse produzioni iraniane.
Due superpotenze a difesa di un regime che in tre mesi di guerra non è stato affatto scalfito. Il passaggio dello yacht russo a Hormuz, quindi, è il segnale più chiaro del fallimento della guerra voluta da Donald Trump. Un conflitto che potrebbe concludersi senza risultati, se non con un’economia statunitense preda del rialzo dell’inflazione e una crisi dell’amministrazione attuale, che vede i suoi consensi crollare a causa di un conflitto di cui i cittadini non comprendono i motivi. Un pantano da cui Trump faticherà ad uscire e che potrebbe segnare l’inizio del declino della sua presidenza.
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