giovedì 13 Agosto 2026

Il Pd si spacca sulle spese militari: la linea anti-riarmo divide il campo largo

La risoluzione di Pd, M5s e Avs non sarà votata, ma apre una frattura nei dem tra riformisti e ala più vicina ai 5 Stelle. Tensioni anche nel centrodestra sulla difesa europea

Di Redazione
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Le militari aprono una nuova frattura nel Partito democratico e mettono in difficoltà l’intero fronte delle opposizioni. La risoluzione presentata da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, che chiedeva di escludere gli investimenti in armi dallo scostamento di bilancio, è destinata a decadere per effetto del regolamento parlamentare. Ma il caso politico resta aperto e rende evidente la distanza tra l’ala riformista del Pd e la componente più vicina alle posizioni pacifiste del Movimento 5 Stelle. Il documento, nato nel tentativo di ricomporre le tensioni tra e Giuseppe , avrebbe dovuto rappresentare una posizione comune del cosiddetto campo largo in vista delle comunicazioni del ministro dell’Economia in Parlamento. La trattativa, però, si è rivelata più complessa del previsto.

Il nodo delle armi divide i democratici

Il M5s ha insistito per mantenere una linea fortemente critica verso l’aumento delle spese militari, puntando su una posizione “anti-bellicista” che Giuseppe Conte intende utilizzare anche nella sfida per la leadership della coalizione alternativa al centrodestra. Il Pd ha cercato una sintesi, ma la proposta è stata contestata dall’area riformista del partito, che ha considerato il testo troppo vicino alle richieste pentastellate. Il senatore Filippo Sensi aveva già messo in chiaro la sua posizione: “Se non verrà modificata e resterà così noi non la voteremo”. La questione è stata poi risolta dall’iter parlamentare: contenendo un unico impegno, cioè escludere le spese militari dallo scostamento di bilancio, la risoluzione delle opposizioni risultava contrapposta a quella della maggioranza e quindi non potrà essere votata.

La dei riformisti dem

La mancata votazione evita uno scontro immediato in Aula, ma non cancella le divisioni interne al Pd. Lorenzo Guerini, esponente di riferimento dell’area riformista, ha ribadito la sua contrarietà: “Se si fosse votato, comunque non l’avrei sostenuta. Il testo resta non condivisibile”. Guerini ha inoltre criticato il metodo con cui è stata costruita la proposta: “Lo abbiamo letto sulle agenzie”, sottolineando il malumore per una decisione considerata poco condivisa all’interno del partito. La frattura riguarda soprattutto il rapporto tra sicurezza, impegni internazionali e economiche. Da una parte chi chiede di destinare più risorse alla sanità pubblica, al contrasto della povertà e al sostegno a e imprese; dall’altra chi ritiene che la difesa sia un settore strategico anche alla luce degli impegni europei e della situazione internazionale.

Anche il centrodestra è diviso sulla difesa europea

La questione delle spese militari non attraversa soltanto il centrosinistra. Anche nella maggioranza di sono emerse tensioni sul programma europeo Safe, il prestito a condizioni agevolate destinato alla difesa comune. Il governo ha infatti chiesto ai partiti della propria coalizione di riformulare l’impegno sul , mostrando come il tema del riarmo e degli investimenti militari sia diventato un terreno di confronto trasversale.

Il tema resta centrale nella politica italiana

La risoluzione di Pd, M5s e chiedeva di destinare le risorse dello scostamento di bilancio ad altri obiettivi: “al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica e alla diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili”, escludendo che i fondi fossero utilizzati per spese militari. Lo scontro, però, va oltre il singolo voto parlamentare. La discussione sulla difesa rischia di diventare uno dei principali terreni di confronto nella costruzione del centrosinistra e nella definizione dell’identità del Pd in vista delle prossime sfide elettorali.

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