martedì 26 Maggio 2026
Guido Crosetto ph Ansa

In attesa della pace, Crosetto mobilita 400 soldati

Le unità navali della Marina sono già in viaggio verso il Mar Rosso. Il governo aspetta il voto del Parlamento e osserva la fragile tregua tra Iran, Israele e Stati Uniti

Da Alessio Matta
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Le navi italiane sono già in movimento, mentre la diplomazia prova a evitare una nuova escalation in Medio Oriente. Il governo segue con cautela la tregua tra Stati Uniti e Iran, ma intanto il ministero della Difesa prepara un possibile intervento nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più delicati del commercio mondiale.

Secondo un retroscena pubblicato da Repubblica, il piano operativo coinvolgerebbe fino a 400 militari italiani. L’obiettivo sarebbe liberare le acque dalle mine che Teheran avrebbe piazzato nel Golfo Persico. Una missione definita difensiva, ma dentro un’area dove la tensione resta altissima e dove basta poco per riaccendere il conflitto. I primi mezzi sono già partiti. I cacciamine “Crotone” e “Rimini” della Marina militare hanno lasciato Augusta il 15 maggio, attraversando il Canale di Suez fino al porto egiziano di Safaga, sul Mar Rosso. La tappa successiva sarà Gibuti, dove si trova la base italiana “Amedeo Guillet”, sempre più centrale nelle operazioni nel quadrante africano e mediorientale. Da lì, le navi potranno raggiungere Hormuz in meno di una settimana.

Sul piano politico, però, Palazzo Chigi continua a mantenere una linea prudente. L’orientamento del governo è di non autorizzare alcuna missione senza una tregua stabile e senza il passaggio parlamentare. Domani i capigruppo della Camera discuteranno il calendario dei lavori e, se il cessate il fuoco reggerà, il Parlamento potrebbe votare nei prossimi giorni la risoluzione per il via libera all’operazione. Prima del voto ci saranno le informative del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto. Solo dopo arriverà l’eventuale autorizzazione delle Camere.

La missione non riguarderebbe soltanto i cacciamine. A protezione delle operazioni potrebbero essere impiegati anche il pattugliatore “Montecuccoli”, la nave logistica “Atlante” e la fregata “Rizzo”, già impegnata nell’operazione europea Aspides nel Mar Rosso. Una scorta pensata per fronteggiare possibili attacchi di milizie filoiraniane, droni o sabotaggi marittimi. Tajani continua a descrivere l’intervento come un contributo tecnico alla sicurezza della navigazione commerciale. Ma il confine tra operazione difensiva e coinvolgimento geopolitico resta sottile. Anche perché il quadro regionale è ancora pieno di incognite, a partire dal Libano e dal fronte nord di Israele. Nel frattempo, mentre la politica aspetta il voto e la diplomazia tratta, le navi italiane continuano la loro rotta verso il Golfo Persico.

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