«Non c’è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran».
Con parole nette, l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha preso posizione all’arrivo al Consiglio europeo. L’uso della forza, ha ricordato, è consentito solo in caso di autodifesa o con una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu: «Poiché non esiste nulla del genere, gli Stati membri non hanno alcuna intenzione di entrare in guerra». Kallas ha poi sottolineato la mancanza di chiarezza sugli obiettivi del conflitto e il fatto che molti Paesi Ue non siano stati consultati.
«Serve una via d’uscita»
La priorità è ora fermare la spirale del conflitto: «Abbiamo bisogno di una via d’uscita, non di un’ulteriore escalation». L’Unione europea, ha poi spiegato, continua a sostenere la società civile iraniana, ribadendo che non ci sono dubbi sul fatto che il regime sia oppressivo, ma che il futuro del Paese debba essere deciso dagli iraniani stessi e non da un intervento esterno.
Nel frattempo Bruxelles lavora con le Nazioni Unite per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale. «Il transito delle navi è una priorità», ha detto, avvertendo che gli attacchi alle infrastrutture energetiche stanno aggravando il caos e colpendo anche filiere essenziali come quella dei fertilizzanti.
Il dossier ucraino
Quello in Medio Oriente non è ovviamente l’unico conflitto di cui si discuterà oggi.
Kallas ha riconosciuto difficoltà crescenti sul dossier ucraino, a partire dal prestito da 90 miliardi bloccato dall’Ungheria: «Non sono molto ottimista ma so che il presidente Costa si sta davvero impegnando al massimo per trovare una soluzione con Orbán».
Secondo l’Alta rappresentante Ue, Budapest si sarebbe rimangiata la parola nonostante l’accordo tra Ue e Ucraina sull’oleodotto Druzhba. «Nei nostri trattati c’è una clausola che prevede la cooperazione in buona fede e questo caso non rientra sicuramente in tale categoria», ha concluso.
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