‘Le indagini sulla morte dei cinque sub alle Maldive sono ancora in corso, ma negli incidenti in grotta la causa principale, più comune, è l’errore umano”. A parlare, in un’intervista rilasciata a Il Messaggero, è Jenni Westerlund, la speleosub del team finlandese di esperti che ha guidato le operazioni di recupero dei corpi sul fondo della grotta.
Il team è intervenuto per via dell’estrema difficoltà del luogo di recupero, situato a circa 60 metri di profondità. ‘‘Ci hanno chiesto di aiutare e noi sapevamo di avere le competenze per farlo in modo sicuro, riducendo al minimo i rischi, non ci potevamo tirare indietro”, ha dichiarato Westerlund.
Le operazioni nel buio
La speleosub ha poi descritto la grotta all’interno della quale sono morti i cinque italiani, confermando la presenza di passaggi estremamente difficoltosi. ”Ci siamo serviti di scooter subacquei, uno di noi guidava e apriva la strada, mentre l’altro assisteva, controllava e si occupava del carico’‘. Spazi ristretti e molto pericolosi, dove un qualunque imprevisto può diventare fatale, soprattutto se affrontati senza le dovute certificazioni e dotazioni adatte. Saranno ora gli inquirenti a stabilire quale disattenzione, o imprevisto, abbia poi portato a questa tragedia.
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