Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, è stato travolto da una bufera social dopo le sue parole all’evento “Mia o di nessun altro”, dedicato alla lotta contro i femminicidi e la violenza di genere, al Teatro di Tor Bella Monaca di Roma. Il titolare del Mur ha tenuto un intervento piuttosto lungo, colmo di frasi fatte, aforismi, complimenti e nessuna sostanza. Oltre a riconoscere l’importanza dell’esistenza femminile, definita “l’altra metà del cielo” e “l’origine del mondo”, il ministro ha evitato di affrontare nello specifico il tema della prevenzione e dell’educazione affettiva, preferendo concentrarsi sulla necessità della creazione di “un mondo basato sull’amore, sull’amicizia e sulla parità autentica”.
Valditara ha riconosciuto che ad oggi in Italia non esiste ancora una parità di genere, neanche nel mondo dell’educazione. “Nelle materie STEM le ragazze hanno meno opportunità di scelta, forse anche perché è sbagliato il metodo di insegnamento”, ha spiegato, evitando però di entrare nello specifico e di chiarire in che modo il suo ministero intenda rispondere a questa urgenza.
Tornando al tema della violenza di genere, il ministro ha ricordato l’importanza della scuola e dell’istruzione nell’educazione dei più giovani al rispetto dell’altro. Secondo Valditara, quindi, una soluzione è quella di coinvolgere gli studenti nel peer tutoring, ovvero nell’organizzazione di conversazioni di gruppo, tra alunni e insegnanti in cui si affrontano i propri problemi e “si tira fuori il proprio vissuto”. I professori sarebbero formati per gestire queste situazioni, ma sembra che non siano coinvolti altri professionisti. Una soluzione interna alla scuola che dovrebbe risolvere il problema dei femminicidi, delle violenze sessuali, delle aggressioni domestiche e della violenza psicologica.
Peccato che a spiegare questo processo sia lo stesso ministro che, a distanza di pochi minuti, per parlare della “grandezza della donna” ricorda il mito delle origini della civiltà del Mediterraneo, parlando di una “dea madre che era una donna, la dea della fertilità e generatrice di vita”. Ancora una volta la donna viene relegata al ruolo di madre, una figura accudente che, solo in quanto tale, è degna di rispetto.
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