Parte martedì 31 marzo l’iter della nuova legge elettorale. L’esame inizierà in commissione Affari costituzionali alla Camera, come stabilito dall’ufficio di presidenza su proposta del presidente della commissione Nazario Pagano (FI). Il punto di partenza sarà il testo elaborato dal centrodestra, il cosiddetto Stabilicum, che vede come primi firmatari Giovanni Donzelli (FdI), Roberto Calderoli (Lega), Andrea Paganella (Lega), Stefano Benigni (FI), Alessandro Battilocchio (FI) e Alessandro Colucci (Noi Moderati).
Le proposte abbinate
Al testo saranno abbinate altre otto proposte di legge in materia elettorale presentate da opposizione e maggioranza. Si tratta di interventi che riguardano, tra l’altro, il voto all’estero, la raccolta digitale delle sottoscrizioni per la presentazione di liste e candidature, la semplificazione delle procedure elettorali e l’esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini che, per motivi di studio, di lavoro o di cura, hanno temporaneo domicilio in un comune diverso da quello di residenza.
In commissione si procederà all’adozione di un testo base, cioè il documento su cui lavoreranno poi i gruppi parlamentari.
Un nuovo approccio
La batosta del referendum non ha quindi ripercussioni formali sul calendario del governo, ma potrebbe averle sul piglio con cui si porteranno avanti le prossime riforme.
Se una vittoria del Sì avrebbe dato alla maggioranza la carica necessaria per andare avanti senza se e senza ma, i toni si sono fatti già più concilianti e si parla di una legge elettorale da costruirsi su una base condivisa.
In vista delle politiche del prossimo anno, Meloni e i suoi vogliono infatti evitare di offrire di nuovo il fianco all’opposizione con un intervento che, al pari della riforma della Giustizia bocciata da 14,7 milioni di italiani, possa essere percepito e presentato all’elettorato come parte di un disegno autoritario.
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