giovedì 13 Agosto 2026

L’Italia sul modello dell’Ungheria di Orbán: tutte le criticità del riconoscimento facciale

Il problema principale riguarda l’art. 10 del decreto di recepimento dell'IA Act, che autorizzerebbe le forze dell’ordine a raccogliere i dati biometrici di chi partecipa a eventi e manifestazioni

Di Redazione
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L’ di Viktor Orbán è stata tra i primi Paesi UE a introdurre un sistema di sorveglianza elettronica di massa con il progetto «Szitakötö», avviato nel 2019. Il programma si basa su circa 30.000 telecamere collegate a un sistema di riconoscimento facciale in grado di identificare le persone negli spazi pubblici. Anche dopo l’entrata in vigore dell’ Act, il Governo ungherese ha continuato a fare ricorso a questa tecnologia, giustificandone l’impiego con esigenze di sicurezza e tutela dei minori, come avvenuto in occasione del divieto del Pride.

In Italia il confronto si concentra sul decreto con cui il Governo Meloni intende recepire l’AI Act. L’articolo 10 autorizzerebbe l’uso del riconoscimento facciale, a posteriori, per le indagini relative a specifici reati gravi. Tuttavia, la norma ha suscitato numerose critiche da parte dell’ e di diversi esperti di e , che temono possibili effetti negativi sulle libertà individuali. Il docente di Informatica Giuridica dell’Università degli Studi di Perugia, Paolo Micozzi, ha evidenziato il rischio che qualcuno «spinto dalla curiosità di partecipare ad una manifestazione del Pride, eviti di farlo nel timore di future ed eventuali ritorsioni o, comunque, discriminazioni di qualunque tipo».

Il rischio che l’Italia diventi sempre più simile all’Ungheria di Orbán diventa così concreto. A maggior ragione dopo gli scontri in , in seguito ai quali gli Tav potrebbero essere paragonati per legge a un’associazione a delinquere e quindi soggetti, potenzialmente, al riconoscimento facciali per una questione di sicurezza pubblica.

La Commissione UE, ad ogni modo, ricorda che il riconoscimento facciale negli spazi pubblici è sottoposto a limiti molto rigidi e che gli Stati membri possono adottare norme ancora più restrittive rispetto a quelle previste dall’AI Act. Alcuni Paesi hanno già seguito questa impostazione: la Repubblica Ceca ha disattivato il sistema di riconoscimento facciale installato all’aeroporto di Praga, mentre la Francia, durante le Olimpiadi di del 2024, ha utilizzato l’Intelligenza Artificiale esclusivamente per individuare situazioni anomale tra la folla, senza ricorrere all’identificazione biometrica dei presenti.

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