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sabato 18 Aprile, 2026
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Almasri

Mancato arresto di Almasri: la Corte penale internazionale deferisce l’Italia

Roma accusata di non aver fermato il ricercato e per il dialogo mai avviato con la Corte: “Impedì arresto e consegna”

Da Alessio Matta
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L’Italia finisce sotto osservazione della giustizia internazionale per il caso Almasri, il criminale libico ricercato dalla Corte internazionale e rimpatriato in Libia dalle autorità italiane. La Corte penale internazionale ha deciso di portare la questione davanti all’Assemblea degli Stati membri dopo aver rilevato una violazione degli obblighi previsti dallo Statuto di Roma. In altre parole, secondo i giudici dell’Aia, Roma non ha fatto ciò che doveva.

Il nodo centrale riguarda l’arresto di Njeem Almasri. La Camera preliminare aveva già stabilito, nell’ottobre del 2025, che l’Italia non aveva eseguito la richiesta di fermare e consegnare il ricercato mentre si trovava sul territorio nazionale. Non solo. Secondo la Corte, le autorità italiane non avrebbero avviato un dialogo con l’Aia per chiarire dubbi o conflitti con altre richieste di estradizione.

La decisione risale al 29 gennaio 2026, quando la presidenza della Corte ha trasmesso il fascicolo all’organo politico che riunisce i Paesi firmatari del trattato. Il passaggio segna un salto di livello: non si tratta più solo di un richiamo tecnico, ma di un confronto tra Stati su un comportamento ritenuto inadeguato.

Ora la partita si sposta sul piano politico. Un rappresentante italiano è stato invitato alla riunione del primo aprile 2026 per spiegare la posizione del governo e indicare come intenda collaborare in futuro. Al termine del confronto, l’ufficio di presidenza dell’Assemblea presenterà una relazione con eventuali proposte.

La vicenda pesa sull’immagine internazionale del Paese. Non ci sono sanzioni automatiche, ma il messaggio è chiaro: gli impegni presi con la giustizia internazionale non sono facoltativi. E quando non vengono rispettati, il conto arriva.

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