giovedì 15 Ottobre 2026

Meloni e i contatti con il PD per le elezioni anticipate: le ipotesi del 23 e del 30 maggio

Il governo valuta l'election day per unire le Politiche alle Amministrative. La data incassa il favore della premier Meloni e la convergenza d'interessi emersa nei contatti con Elly Schlein, entrambe propense al voto in primavera per ragioni tattiche

Di Redazione
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Il dibattito sul futuro della legislatura e sui tempi del ritorno alle urne entra nel vivo, muovendosi tra strategie di palazzo, opportunità politiche e vincoli costituzionali. Al dei ragionamenti di Giorgia c’è l’ipotesi di un election day, ovvero un accorpamento tra le elezioni politiche anticipate e il turno delle Amministrative, che vedrà al voto importanti città italiane come Roma, Milano, Napoli, Bologna e Firenze.

L’ipotesi delle urne in primavera e lo scetticismo sull’autunno

La appare decisamente scettica sull’idea di far slittare il voto all’autunno. L’intenzione è evitare di trascinare il governo negli ultimi mesi di mandato dando l’impressione di “tirare a campare”. Sebbene tra gli alleati di centrodestra vi sia chi preferirebbe arrivare fino a ottobre dell’anno prossimo — per attendere che i benefici della di bilancio alimentino il consenso e per monitorare l’evoluzione di altri fenomeni politici —, Meloni ritiene che la migliore sia la primavera. La prima data teorica presa in considerazione è stata quella del 18 aprile, la prima domenica utile sia per i tempi della sia per il maturare dei requisiti previdenziali dei parlamentari. Tuttavia, il timing di aprile rischia di danneggiare l’esecutivo, impedendo il varo dei decreti attuativi della . Per questo motivo, le date concretamente sul tavolo diventano il 23 o il 30 maggio.

Perché il 23 o il 30 maggio: nodi tecnici e vantaggi politici

Scegliere la fine di maggio rappresenterebbe il compromesso ideale per il governo: permetterebbe di incassare gli effetti della legge di Stabilità e garantirebbe il rispetto dei termini di legge per le Amministrative (da indire tra il 15 aprile e il 15 giugno), consentendo lo svolgimento dei ballottaggi entro la metà di giugno. Ma la scelta dell’accorpamento ha soprattutto una valenza istituzionale: salire al Quirinale motivando la fine anticipata della legislatura con l’esigenza di un unico election day eviterebbe passaggi parlamentari traumatici, offrendo una giustificazione lineare al capo dello e all’opinione pubblica.

Convergenze con l’opposizione e prossimi passaggi

L’idea di anticipare il voto trova terreno fertile anche nell’opposizione: un approdo rapido alle urne permetterebbe a di consolidare la propria evitando il logoramento interno nel campo largo. In ogni caso, ogni decisione finale è rinviata a dopo l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale. Solo allora la premier scioglierà le riserve sul calendario definitivo.

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