Il tema dell’immigrazione torna al centro dell’agenda politica di Giorgia Meloni. In un’intervista a Milano Finanza, la presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di rafforzare la capacità dell’Europa di proteggere i propri confini esterni e di affrontare in modo più strutturale la crisi migratoria. Per la premier, il fenomeno non riguarda soltanto i singoli Stati che si trovano lungo le principali rotte del Mediterraneo, ma rappresenta una questione che l’Unione europea deve affrontare con una strategia comune, attraverso il controllo delle frontiere, la collaborazione con i Paesi di origine e transito e strumenti più efficaci per gestire i rimpatri.
Meloni: l’Europa deve difendere i suoi confini
La posizione di Giorgia Meloni riprende una linea che il governo italiano porta avanti da tempo anche nei confronti delle istituzioni europee. La premier insiste sulla necessità di spostare il baricentro della politica migratoria europea dalla gestione degli arrivi alla prevenzione delle partenze. Secondo l’impostazione sostenuta dal governo, l’azione europea deve coinvolgere i Paesi di origine e di transito dei migranti, contrastare le organizzazioni che gestiscono i viaggi irregolari e costruire canali di ingresso legale capaci di distinguere la migrazione regolare dai flussi gestiti dai trafficanti.
Nel corso del 2026 il governo italiano ha continuato inoltre a sostenere una maggiore attenzione europea alle procedure di frontiera e ai rimpatri. Il nuovo quadro europeo sulla migrazione e l’asilo ha introdotto strumenti destinati a rendere più rapide alcune procedure, mentre il governo ha continuato a considerare il controllo delle frontiere esterne come uno degli elementi centrali della propria strategia. Per Meloni, una politica migratoria credibile deve riuscire a ridurre gli ingressi irregolari senza rinunciare alla gestione della migrazione legale.
La questione migratoria resta una priorità politica
Il dossier migratorio continua quindi a occupare uno spazio importante nell’azione dell’esecutivo. Giorgia Meloni ha più volte collegato la gestione dei flussi alla necessità di rafforzare la cooperazione internazionale, soprattutto con i Paesi africani e mediterranei. L’obiettivo dichiarato consiste nel ridurre alla fonte il numero delle partenze irregolari e nel creare condizioni che consentano alle persone di trovare opportunità economiche nei Paesi di origine, evitando che il viaggio verso l’Europa rappresenti l’unica prospettiva.
La strategia italiana comprende anche il rafforzamento dei rapporti con i Paesi di transito e l’utilizzo di strumenti di cooperazione internazionale. Il governo considera infatti il contrasto ai trafficanti di esseri umani una componente fondamentale della politica migratoria. La linea di Palazzo Chigi punta quindi a una maggiore responsabilità europea nella protezione delle frontiere esterne e a una collaborazione più stretta con gli Stati che possono contribuire a fermare le partenze.
L’economia italiana mostra segnali incoraggianti
Nell’intervista la premier ha affrontato anche il quadro economico italiano, sottolineando alcuni elementi che il governo considera incoraggianti. I dati disponibili nel 2026 mostrano effettivamente una crescita dell’economia, anche se con ritmi ancora contenuti. Nel secondo trimestre dell’anno il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La crescita acquisita per il 2026 ha raggiunto lo 0,8%, un dato che offre al governo un elemento positivo nella valutazione dell’andamento dell’economia nazionale.
Il dato arriva dopo una crescita dello 0,3% registrata nel primo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti. Nel complesso, quindi, l’economia italiana ha mantenuto un andamento positivo nella prima parte dell’anno, anche se restano differenze significative tra i diversi comparti produttivi. Nel secondo trimestre i servizi hanno contribuito positivamente alla dinamica del valore aggiunto, mentre agricoltura e industria hanno mostrato una contrazione.
Anche il mercato del lavoro ha fornito alcuni segnali positivi. A maggio 2026 l’Italia contava 24 milioni e 336mila occupati, con un aumento di 228mila unità rispetto a maggio dell’anno precedente. Nello stesso confronto il tasso di disoccupazione è sceso al 5%. I dati mostrano però anche alcuni elementi di cautela, perché nello stesso mese il numero complessivo degli occupati è diminuito leggermente rispetto ad aprile e il tasso di inattività è aumentato.
La crescita resta una delle sfide del governo
Il quadro economico consente dunque a Giorgia Meloni di evidenziare risultati che considera positivi, ma non elimina le difficoltà strutturali dell’economia italiana. La crescita rimane infatti moderata e il governo deve confrontarsi con la necessità di aumentare la produttività, sostenere gli investimenti, rafforzare la competitività delle imprese e migliorare il potere d’acquisto delle famiglie.
La premier lega quindi il giudizio sull’economia anche alla capacità dell’Italia di mantenere stabilità finanziaria e credibilità internazionale. I dati del 2026 offrono segnali migliori rispetto a una situazione di stagnazione, ma il risultato definitivo dipenderà dall’evoluzione dei prossimi mesi. La sfida per l’esecutivo consiste nel trasformare una crescita ancora contenuta in un andamento più solido e duraturo.
Immigrazione ed economia tornano così a rappresentare due dossier centrali nell’agenda politica della presidente del Consiglio. Da una parte Meloni continua a chiedere all’Europa un maggiore controllo delle frontiere esterne e una strategia comune contro l’immigrazione irregolare; dall’altra guarda ai dati economici del 2026 come a un segnale che l’Italia può consolidare il percorso di crescita. Due fronti diversi, ma destinati a occupare ancora a lungo il dibattito politico nazionale ed europeo.
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