Giorgia Meloni non ha risposto all’ultimo attacco di Donald Trump. Dopo il meme pubblicato su Truth, con la foto della premier e la frase «serve un ordine restrittivo» riportata a caratteri cubitali, Palazzo Chigi ha scelto la linea del silenzio. Nessun video, nessun post, nessuna replica pubblica da parte di Meloni, che ha lasciato la parola alle dichiarazioni, concilianti, dei suoi ministri. L’obiettivo è evitare un nuovo scontro personale con il presidente degli Stati Uniti alla vigilia del vertice Nato di Ankara, dove il faccia a faccia sarà inevitabile.
Palazzo Chigi evita il botta e risposta
Nonostante mancasse una riconciliazione formale tra le parti, il governo italiano considerava superato il duro scontro delle scorse settimane. A margine del botta e risposta, la presidente del Consiglio aveva fatto capire che eventuali nuovi affronti di Trump sarebbero caduti nel vuoto. E dopo le celebrazioni del 4 luglio, la passerella dei ministri (senza Meloni) a Villa Taverna e i consueti salamelecchi diplomatici, a Palazzo Chigi si sperava di aver messo una pietra sopra alle tensioni. Di dover sì sopportare gli insulti e le accuse rivolti da Trump a tutti gli alleati europei, che non spenderebbero abbastanza in armi e non avrebbero fatto la propria parte contro l’Iran, ma senza scendere di nuovo nel personale. Non è andata così.
Tajani e Crosetto giocano in difesa
A illustrare la linea del governo è Guido Crosetto. Il ministro della Difesa ha voluto separare lo scontro personale tra i leader dal rapporto strategico con Washington: «La cosa fondamentale è mantenere rapporti con un alleato storico come gli Usa» e tenere uniti l’Alleanza atlantica e l’Occidente, ha spiegato, perché «le persone passano e i rapporti devono rimanere».
La stessa filosofia dal ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Fin dall’inizio abbiamo detto che non avremo risposto a dichiarazioni di questo tipo, quindi andiamo avanti e siamo convinti che le relazioni transatlantiche vadano ben al di là delle singole dichiarazioni».
Schlein: «Attacchi inaccettabili»
A difendere la presidente del Consiglio in maniera più vigorosa sono state le opposizioni, che hanno espresso solidarietà ma hanno allo stesso tempo criticato la postura del governo in politica estera.
«Sono stata la prima a dire che questi attacchi inaccettabili. Siamo tutti italiani e rappresentanti degli italiani, non possiamo accettare minacce o insulti», ha detto Elly Schlein. «Il punto», ha però aggiunto la segretaria del PD, «è che il governo non è riuscito fino in fondo a scegliere l’Europa».
Una posizione vicina a quella di Matteo Renzi: «Questo innamoramento per Trump era sbagliato». Per il leader di Italia Viva, «bisogna insistere sugli Stati Uniti d’Europa»
Conte: «Meloni è stata una fan adorante»
Anche Giuseppe Conte ha definito inaccettabili le parole del presidente americano, chiamando però in causa anche la traiettoria politica della premier. Per il leader del M5s «dobbiamo chiederci come si sia arrivati sin qui, perché Meloni è stata una fan adorante di Trump, della sua ideologia Maga, della sua dottrina, delle sue azioni illegali». Il punto, per Conte, è il fallimento dell’idea di Meloni come ponte privilegiato tra Trump e l’Europa. Un rapporto personale esibito a lungo, ma smentito dai fatti.
Angelo Bonelli di Avs ha invece proposto di rovesciare la formula usata da Trump: serve un altro «ordine restrittivo», ma contro l’aumento delle spese militari, bloccando «i 17 miliardi in più per il riarmo nei prossimi due anni» e la corsa «verso il 5% del Pil in armi e difesa».
Il vertice di Ankara
Temi, quelli evocati da Bonelli, di cui si discuterà martedì e mercoledì al vertice Nato di Ankara.
In Turchia, Meloni e Trump si troveranno di nuovo vis-à-vis, alla cena di apertura e alle sessioni di lavoro dei capi di Stato e di governo. Incontri privati, com’è ovvio, non sono in scaletta. È probabile che il presidente degli Stati Uniti approfitti dell’occasione per cannoneggiare i partner europei e chiedere di nuovo di raggiungere il fatidico 5% di Pil in spese militari. Dal canto loro, gli europei, Italia in testa, sanno di dover fare qualche concessione al tycoon per evitare la rottura totale, ma faranno il possibile per non prendere impegni che non possono rispettare.
Ci sono, insomma, tutti gli ingredienti per un nuovo scontro. E lì, Meloni non potrà cavarsela con un no comment.
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