Il conducente, che venerdì pomeriggio guidava il tram deragliato lungo viale Vittorio Veneto, a Milano, è indagato con l’accusa di disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose. L’inchiesta è coordinata dalla pm Elisa Calanducci e diretta dal procuratore Marcello Viola. Due passeggeri hanno perso la vita nell’incidente, mentre altri cinquanta sono rimasti feriti.
Il giallo sulla mancata attivazione del “tasto uomo morto”
Tra i punti centrali dell’inchiesta, l’inquirenti indagano su un eventuale malfunzionamento del sistema di sicurezza del tram, ossia la mancata attivazione del “tasto uomo morto”. Dispositivo che però richiede attenzione costante da parte del conducente, in quanto deve essere tenuto premuto durante la marcia.
Laddove l’autista dovesse perdere i sensi o distrarsi, e dunque non esercitare più pressione, il sistema entra in funzione immediatamente. Il tram di conseguenza rallenta, fino a fermarsi nel giro di pochi metri. È un dettaglio rilevante, soprattutto perché il mezzo che è deragliato è un Tramlink di ultima generazione, dunque uno dei tram più moderni di proprietà di Atm.

Atm supervisiona l’area ph: ANSA
L’uomo, un 60enne con oltre 35 anni di esperienza, ha riferito agli inquirenti di aver perso il controllo del mezzo perché colto da un malore, che gli ha fatto perdere i sensi. Sembra inoltre che abbia sbattuto la testa sul vetro, procurandosi un occhio nero. “Moralmente è distrutto, perché è successa una cosa che in tutti questi anni di lavoro non si sarebbe mai aspettato potesse succedere” – le parole della moglie.
L’iscrizione al registro degli indagati nasce con l’intenzione di permettergli di nominare dei consulenti, garantendogli così il diritto alla difesa. Verranno, infatti, eseguiti presto degli accertamenti. In particolare, è attesa nelle prossime ore l’autopsia sul corpo delle due vittime.
A cura di Maria Vittoria Ciocci
