giovedì 13 Agosto 2026
Andrea Delmastro

Montecitorio in tilt: Delmastro invia le chat con Caroccia alla Procura, ma non rinuncia all’immunità

Alla Camera la discussione sull’ex sottosegretario alla Giustizia si scalda. Nonostante abbia trasmesso il contenuto dei messaggi, il procuratore Lo Voi non può ancora utilizzarlo

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

La svolta è arrivata quando ormai la giornata sembrava destinata a chiudersi senza una soluzione. Dopo ore segnate da tensioni, accuse reciproche, riunioni e decisioni rinviate, è stato Delmastro a prendere l’iniziativa. L’ex sottosegretario ha inviato tramite Pec alla Procura di Roma «la corrispondenza intercorsa, relativa alle chat al centro delle polemiche di questi giorni, non avendo alcunché da nascondere». Si tratta dei messaggi scambiati con l’ex socio Mauro Caroccia, indagato insieme alla figlia Miriam con l’accusa di riciclaggio e intestazione fittizia nell’ambito dell’inchiesta sulla “”.

Questo, tuttavia, non cambia il nodo principale della vicenda. Delmastro, infatti, non ha rinunciato all’immunità parlamentare che tutela anche il contenuto delle sue comunicazioni. Del resto, una simile rinuncia non può essere effettuata con una decisione personale: lo scudo parlamentare rappresenta una prerogativa legata al mandato e può essere superato solo attraverso una delibera della Camera di appartenenza. Di conseguenza, almeno sul piano giuridico, la situazione resta immutata e il procuratore Francesco Lo Voi continua a non poter utilizzare quelle conversazioni nell’inchiesta.

Prima della Pec inviata dall’ex sottosegretario, però, la discussione si è concentrata anche su un CD, il cui contenuto rimane ancora in gran parte sconosciuto. Né la Procura, né i componenti della per le autorizzazioni hanno potuto visionare il materiale. L’unica certezza è che il supporto contiene la documentazione depositata dalla difesa di Mauro e Miriam Caroccia presso la Procura di Roma. Secondo quanto è emerso, al suo ci sarebbero le chat tra Delmastro e i suoi ex soci, forse accompagnate da una memoria difensiva o da altri .

Proprio quel CD ha spinto Lo Voi a chiedere un approfondimento alla Camera. L’Aula avrebbe dovuto pronunciarsi sull’autorizzazione richiesta dai magistrati, con la maggioranza e i parlamentari vicini a Roberto , orientati a respingere la richiesta e a mantenere lo scudo per Delmastro. Alle 8.45, però, la Conferenza dei capigruppo ha deciso di sospendere il voto e rinviare il dossier alla Giunta per le autorizzazioni, motivando la scelta con il fatto che «sono intervenuti fatti nuovi».

La decisione ha alimentato uno scontro politico immediato. Marco Grimaldi, deputato di Avs, ha ironizzato chiedendo: «Volete scappare sotto l’ombrellone con le chat?». Sul fronte opposto, FI ha contestato duramente il rinvio. Il capogruppo Enrico Costa ha parlato di «un’anomalia». «Il voto è in calendario, così si crea un precedente», ha specificato, lasciando emergere il malumore interno alla maggioranza.

Tra gli di Governo, soprattutto nelle file azzurre, la mossa della Procura è stata letta come l’ennesimo episodio attribuito a quello che viene definito il «partito delle procure». Alcuni parlamentari collegano, infatti, questa vicenda alle recenti tensioni con il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo sul tema delle intercettazioni e alle dichiarazioni del procuratore di Maurizio De Lucia, che avevano irritato il ministro Carlo Nordio. Un esponente di FI ha commentato: «È come se un avvocato entrasse in camera di consiglio e depositasse un atto». Un altro, interrogato sull’eventuale ritorno del cosiddetto partito delle procure, ha risposto con una battuta: «È mai andato via?». Sullo sfondo resta il dibattito interno al centrodestra sull’evoluzione del garantismo dopo l’esito del referendum sulla giustizia.

Nel frattempo il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, ha convocato d’urgenza l’Ufficio di presidenza per stabilire come procedere. L’obiettivo era decidere se rendere accessibile il contenuto del CD componenti della Giunta, ipotesi osteggiata dal centrodestra. Dori ha però rivendicato il proprio ruolo istituzionale, affermando: «Come presidente ho il dovere di garantire a tutti i membri l’accesso alla documentazione nei limiti della divulgabilità, la Giunta non ha mai limitato l’accesso a se stessa». Da qui la decisione di consentire ai parlamentari di visionare il materiale.

La maggioranza ha reagito chiedendo al presidente della Camera Lorenzo Fontana di convocare la Giunta per il regolamento affinché valutasse la correttezza della scelta. Fontana ha quindi fissato una riunione per il lunedì successivo, rinviando ogni decisione definitiva. Dori, tuttavia, ha confermato la propria linea dichiarando: «Stamattina i parlamentari leggeranno le chat».

Per la Procura il caso assume contorni particolarmente delicati. L’accesso ai dispositivi elettronici di Delmastro non rappresenta soltanto un’esigenza investigativa, ma riguarda anche il diritto di difesa riconosciuto a Mauro Caroccia. È proprio da questo intreccio che nasce la questione centrale: stabilire se, in presenza di un conflitto, debbano prevalere le prerogative costituzionali di un parlamentare oppure le garanzie spettanti a un imputato.

Che quelle conversazioni possano avere un peso processuale appare tutt’altro che escluso. Potrebbero risultare utili sia alla strategia difensiva di Caroccia sia, almeno teoricamente, allo stesso Delmastro. L’avvocato Fabrizio Gallo, legale dell’imprenditore, sostiene infatti una ricostruzione opposta rispetto a quella della Procura, affermando che il proprio assistito non sarebbe stato un prestanome della criminalità organizzata, bensì «dell’ex sottosegretario». Nonostante ciò, Delmastro continua a non risultare iscritto nel registro degli indagati.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

 

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata