mercoledì 16 Settembre 2026
Conte e Picierno.

Nervi tesi nel Pd. L’ala riformista contro Conte sull’Ucraina in Ue

Il Presidente del M5s ha bocciato l'ingresso immediato di Kiev proponendo lo status di "partner privilegiato". Per Picierno e Delrio, ogni cedimento è filoputinismo

Di Giustino Marai
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Tra i dossier più scottanti per il campo largo c’è sicuramente l’Ucraina. ha ribadito la sua contrarietà all’ingresso immediato di Kiev nell’Unione europea, sostenendo che al momento manchino le . Una posizione che l’area cosiddetta riformista del Partito democratico, da sempre insofferente verso l’alleanza con M5S e Avs, non condivide e anzi oppone ferocemente.

Le obiezioni di Conte

Il del M5S ha motivato il suo “no” con due argomenti: l’Unione europea, a suo giudizio, sarebbe già politicamente fragile a ventisette, e senza una contestuale riforma dei meccanismi decisionali l’allargamento rischierebbe di aggravare il problema, paralizzandone la capacità decisionale.
Poi il nodo più delicato: l’articolo 42.7 del Trattato Ue, cioè la clausola di mutuo soccorso in caso di attacco armato a uno Stato membro. Per Conte, far entrare oggi l’Ucraina significherebbe esporsi al rischio di un coinvolgimento diretto contro la Russia. Da qui l’idea di pensare, almeno per ora, a uno status di “partner privilegiato”.

Lo status speciale per l’Ucraina

La linea di Conte non coincide con quella del cancelliere tedesco , ma intercetta un punto che anche Berlino ha dovuto riconoscere: l’adesione piena di Kiev non è una pratica che possa essere chiusa in tempi brevi. Lo stesso Merz ha proposto per l’Ucraina la formula di “membro associato”, uno status oggi inesistente che permetterebbe a Kiev di partecipare ad alcune riunioni Ue senza diritto di voto, di avere rappresentanti non votanti e di accedere in parte ai programmi europei. Una soluzione ponte, pensata proprio perché il percorso ordinario resta lungo, complesso e politicamente esplosivo.

La linea dei riformisti

Nel , però, le parole di Conte hanno scatenato nuovo brontolii dei cosiddetti riformisti: per Picierno, Delrio e altri esponenti dell’area più atlantista e liberale, ogni cautela su Kiev è un a e all’imperialismo russo. Curiosamente, ma forse non è un caso, sono gli stessi che difendono a spada tratta Israele, rifiutandosi di riconoscere il palestinese e opponendosi a ogni sanzione che possa mettere un freno alla violenza dell’Idf e dei coloni. Le loro posizioni coincidono in larga parte con quelle dei partiti del già defunto Terzo Polo, uno dei quali, Italia Viva, oggi fa parte del campo largo; l’altro, Azione, bisticcia con il partitino di Marattin in una gara a chi è più liberale, sionista e filoucraino. Alle prossime elezioni, potrebbero essere loro l’ago della bilancia.

Schlein prende tempo

La segretaria dem, intanto, evita di trasformare la polemica in una guerra aperta. Ma il nodo resta: ogni dossier internazionale, dall’Ucraina al riarmo europeo, fa riemergere un partito diviso tra chi vuole costruire un’alternativa larga alla e chi continua a guardare con nostalgia al campo liberal-centrista. Il risultato è un Pd che prova a parlare di unità, ma nel quale una parte consistente dei suoi dirigenti sembra più impegnata a difendere gli interessi del proprio gruppuscolo che a contrastare le politiche regressive del governo .

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