mercoledì 15 Luglio 2026
Netanyahu. Foto del suo ufficio stampa

Netanyahu rilancia l’«emigrazione volontaria» da Gaza: il piano per svuotare la Striscia

Mentre l'attenzione internazionale si concentra sulla guerra in Iran e sull'invasione del Libano, il governo israeliano porta avanti il suo progetto di occupazione illegale dei territori palestinesi

Di Giustino Marai
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Mentre l’attenzione internazionale si concentra sulla guerra con l’Iran e sul Libano, a Gaza e in Cisgiordania prosegue il genocidio e lo spossessamento del popolo palestinese. Benjamin Netanyahu, intervistato da Canale 14, emittente vicina alla israeliana, ha confermato che l’«emigrazione volontaria» dei palestinesi dalla Striscia resta all’ordine del giorno. Sui nuovi insediamenti ebraici a Gaza, invece, ha preferito non rispondere.

L’intervista a Canale 14

A Netanyahu sono state poste due domande centrali per l’ala più estrema della sua coalizione: l’espulsione dei due milioni di palestinesi da Gaza e il delle colonie illegali nella Striscia. Sulla prima, il premier ha detto che l’«emigrazione volontaria» resta in agenda. Sulla seconda ha evitato di esporsi: «La questione è se si preferisce agire o parlare. E sì, preferisco non affrontare l’argomento». Pochi giorni prima aveva già escluso che vi sia «spazio per due Stati» tra il fiume Giordano e il .
La formula dell’«emigrazione volontaria» è da tempo contestata da attivisti e organizzazioni per i diritti umani, che la considerano un eufemismo per la pulizia etnica: rendere Gaza invivibile, poi presentare l’espulsione dei palestinesi come una scelta.

La tregua che non esiste

Nella Striscia la tregua proclamata nell’ottobre 2025 non ha fermato l’offensiva israeliana. «Non è cambiato nulla, la situazione peggiora di giorno in giorno… il cessate il fuoco è la più grande bugia detta al mondo intero», ha detto ad Al Jazeera Maram Sersawi, sfollata palestinese a Gaza.
Da settimane l’esercito israeliano amplia quella che Netanyahu e i suoi chiamano «zona cuscinetto». Sul terreno significa avanzamento dell’occupazione, demolizioni e nuovi sfollamenti. I bulldozer hanno colpito e infrastrutture civili a , Rafah e Khan Younis. Nel quartiere Tuffah, i soldati hanno fatto esplodere robot pieni di ordigni nelle aree residenziali. Israele controlla ormai quasi il 70% della Striscia. Sotto il cosiddetto cessate il fuoco le vittime palestinesi sono oltre 1.050. Dall’inizio dell’offensiva i morti hanno superato quota 73mila.

Smotrich chiede il ritorno delle colonie

Gli obiettivi del governo israeliano sono stati ulteriormente chiariti dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Da Sderot ha detto che Israele è pronto a costruire «un blocco di tre colonie nel nord di Gaza» appena arriverà il del premier. «Controlliamo al momento quasi il 70 percento di Gaza», ha dichiarato prima di indicare il passo successivo: «Dobbiamo completare la conquista del rimanente, sconfiggere Hamas e ristabilire una cintura di colonie ebraiche che faranno da buffer zone».
L’obiettivo non è quindi solo militare. È coloniale: svuotare la Striscia della popolazione palestinese, consolidare il controllo israeliano e preparare il ritorno degli insediamenti smantellati nel 2005.

Il Board of Peace come copertura

Il Board of Peace annunciato da Donald Trump non ha fermato nulla. Come era chiaro sin dall’inizio, è un’organizzazione fantoccio: serve a dare una copertura politica alla campagna genocida israeliana e alla colonizzazione della Striscia.
Il «Master Plan» per Gaza è fermo prima ancora di partire. Le casse sono vuote e la raccolta fondi è stata spostata su un conto privato presso JPMorgan, invece che nel fondo della Banca approvato dall’Onu e soggetto a rendicontazione. Non un dollaro è stato stanziato per la ricostruzione. E il piano economico immaginato per Gaza non prevede sovranità palestinese. Parla di investimenti stranieri, villaggi turistici, isole artificiali e infrastrutture legate al sistema israeliano. Non ricostruzione per chi è stato bombardato, ma riqualificazione per i futuri occupanti e visitatori.

La stessa logica in Cisgiordania

La Cisgiordania mostra lo stesso disegno. International denuncia una campagna di pulizia etnica contro le comunità beduine e di pastori dell’area C, più del 60% del territorio occupato. Trasferimenti forzati, espropri, insediamenti, coloni armati e violenze sostenute dallo Stato servono a controllare terra e . «Stiamo assistendo a un’annessione intenzionale, diretta dallo Stato, in completa violazione del diritto internazionale e sotto gli occhi del mondo intero», ha detto Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty.
Nel silenzio dei media, a Gaza e in Cisgiordania il progetto del governo Netanyahu non conosce battute d’arresto. Gli obiettivi: cancellare la presenza palestinese, impedire ogni sovranità e trasformare l’occupazione in annessione permanente.

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