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sabato 18 Aprile, 2026
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Australia, in arrivo legge che 'obbliga' a due giorni di smart working

Nuove regole per lo smart working: scatta l’arresto se manca l’informativa sui rischi

Il 7 aprile entrerà in vigore la nuova Legge Pmi, che prevede sanzioni per i datori di lavoro che non informano i dipendenti dei rischi del lavoro agile. Le multe arrivano fino a 7500 euro e l'arresto fino a 4 mesi.

Da Simona Maggi
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La nuova legge annuale sulle Piccole e Medie imprese (legge 11 marzo n.34), in vigore dal 7 aprile, introdurrà sanzioni fino a 7500 euro per le aziende che non rispettano gli obblighi di informativa sulla sicurezza in materia di smart working. Nei casi più gravi è previsto l’arresto fino ai quattro mesi.

I nuovi obblighi

Le nuove disposizioni obbligano il datore di lavoro a consegnare ai dipendenti e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, un’informativa scritta sui rischi connessi alle prestazioni svolte fuori dall’azienda.
L’azienda, ad esempio, dovrà puntualmente indicare i pericoli legati all’uso eccessivo degli smartphone o dei videoterminali, e le caratteristiche di un ambiente lavorativo che tuteli la salute.

Le sanzioni

La normativa prevede sanzioni severe, sia pecuniarie che detentive: un’ammenda da 1.708, 61 euro a 7.403,96 euro o l’arresto da due a quattro mesi.
Secondo la fondazione “Consulenti per il lavoro”, con la nuova legge “il datore di lavoro trasferisce al lavoratore conoscenze, consapevolezza e strumenti operativi per la gestione dei rischi. Il lavoratore, a sua volta, è chiamato a svolgere un ruolo attivo e responsabile, in coerenza con l’impostazione partecipativa”.

I dati

In base alle stime dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2025 sono stati circa 3.575.000 i lavoratori che per almeno parte del loro tempo hanno operato da remoto, +0,6% rispetto all’anno prima. In particolare nelle pubbliche amministrazioni il 17% del personale ha lavorato da remoto. Questa percentuale sale fino al 53% se si guarda alle grandi imprese. Nelle piccole e medie imprese, invece, il dato si riduce all’8%.

 

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