Non si placa lo scontro tra Ungheria e Ucraina. All’origine delle tensioni il danneggiamento e il blocco dell’oleodotto Druzhba, che attraversa l’Ucraina e rifornisce di greggio russo l’Ungheria e la Repubblica Slovacca, unici due paesi europei esenti dal divieto di importazione di idrocarburi da Mosca. Secondo gli ucraini, l’oleodotto sarebbe stato colpito dai droni russi, e il conflitto in corso ne impedirebbe la riparazione. Viktor Orbán e Robert Fico non credono però a questa versione: hanno chiesto un’ispezione ufficiale e, finché la situazione non si sblocca, sono determinati a esercitare il proprio diritto di veto sul prestito europeo da 90 miliardi all’Ucraina.
Oggi il premier ungherese ha postato un video in ha ribadito le accuse a Zelensky e messo in dubbio la strategia della Commissione Europea.
“Zelensky tiene chiuso l’oleodotto”
“Siamo al diciannovesimo giorno del blocco petrolifero ucraino”, ha iniziato Orbán. “Il presidente Zelensky continua a tenere chiuso l’oleodotto, anche se sa che è vitale per l’Ungheria e la Repubblica Slovacca. I nostri esperti sono stati a Kiev diversi giorni, e ancora non sono stati autorizzati ad avvicinarsi all’oleodotto: questo equivale a un’ammissione.”
“Impossibile superare la crisi senza greggio russo”
“Il mondo e l’Europa non possono superare la crisi petrolifera senza il greggio russo a basso costo. Gli americani hanno già preso provvedimenti e hanno iniziato a revocare le sanzioni, ma a Bruxelles non l’hanno ancora capito. La Commissione e il Cancelliere tedesco stanno mantenendo le sanzioni che sono state imposte in passato sul petrolio russo. Queste sono le conseguenze: in Austria la benzina costa 700 fiorini ungheresi (1,79€) al litro, in Germania 800 (2,04€), nei Paesi bassi 1000 (2,56€).”
Il “ricatto ucraino”
“Qui in Ungheria noi garantiamo la sicurezza di famiglie, affari e agricoltori con prezzi protetti. Noi stiamo rifornendo in continuazione le nostre riserve strategiche: in questo modo non ci sono né ci saranno problemi di approvvigionamento ai distributori di benzina.
Domani ci sarà una marcia per la pace”, ha chiuso Orbán: “Chiedo a tutti di unirsi a noi per opporci insieme al ricatto ucraino. L’Ungheria non diventerà una colonia ucraina, Zelensky non dà ordini qui!”
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