Donald Trump potrebbe aver fatto molto male i suoi conti. Il duro attacco a Papa Leone XIV potrebbe provocare l’ennesima bancarotta del tycoon, stavolta sul fronte politico.
Il voto cattolico
Il timore, fondato, di molti repubblicani è che nelle elezioni di Midterm i cattolici americani, storicamente divisi tra conservatori e progressisti, possano ricompattarsi proprio contro Trump.
Nel 2020 il voto cattolico era quasi in equilibrio: 50% a Joe Biden e 49% a Trump. Quattro anni dopo il vantaggio decisivo: 55% per il tycoon contro il 43% per Kamala Harris.
Secondo un sondaggio Washington Post–Abc, si registrava un calo dell’approvazione di Trump tra i cattolici dal 48% al 41% nel corso dell’ultimo anno, quindi prima della crisi con l’Iran e dello scontro con il Papa. Ci sono pochi dubbi che su questo fronte la situazione si sia ulteriormente complicata.
Così, negli Stati in bilico, il grottesco attacco a Leone XIV potrebbe rivelarsi esiziale per l’Amministrazione.
Dalle frizioni allo scontro
Le frizioni tra Washington e Santa Sede erano emerse già a gennaio, dopo l’intervento Usa in Venezuela e il duro discorso del Papa contro la “diplomazia della forza” davanti agli ambasciatori, compreso quello americano. Di lì a pochi giorni, il Nunzio apostolico Christophe Pierre era stato convocato al Pentagono e, dopo un colloquio che non aveva portato ad alcuna conciliazione, un funzionario americano aveva evocato la “cattività avignonese”, un chiaro riferimento alla subalternità della Chiesa al potere temporale.
Ora la rottura non potrebbe essere più esplicita: Trump ha accusato il Papa di essere “un debole”, “pessimo in politica estera”, e ha detto che dovrebbe ringraziarlo per la sua elezione, perché senza di lui alla Casa Bianca non ci sarebbe stato un Papa americano.
Il presunto “credito” politico
Alla base dell’attacco c’è anche un equivoco di fondo. Nella sua logica da uomo d’affari, Trump ritiene di vantare un credito non solo verso il Papa ma verso il mondo cattolico: dalla nomina dei giudici conservatori alla Corte Suprema che hanno portato al superamento di Roe v. Wade, fino alla difesa dei valori tradizionali minacciati dalle forze progressiste.
È evidente però che il rapporto con la Chiesa cattolica non possa esaurirsi sul solo tema dell’aborto e della tradizione. Con il pontificato di Francesco, l’immigrazione, la pace e la giustizia sociale sono tornati centrali nel magistero. Leone XIV in questo rappresentava una linea di continuità, ed è stato questo suo posizionamento a garantirgli il consenso cardinalizio, non certo l’ingombrante presenza di Trump nello Studio Ovale.
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