La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran riaccende la corsa del petrolio. Dopo gli attacchi americani contro Teheran e la fine del cessate il fuoco annunciata da Donald Trump, i mercati tornano a scommettere su una lunga crisi nel Golfo e sul blocco dello stretto di Hormuz, passaggio cruciale per le forniture energetiche dal Medio Oriente. Aumentano i prezzi di diesel e benzina, le borse accusano il colpo.
Petrolio e gas in forte rialzo
Le quotazioni del greggio hanno accelerato dopo gli attacchi lanciati dagli Stati Uniti nella notte contro l’Iran, in risposta alle azioni attribuite a Teheran contro tre navi nello stretto di Hormuz. Sui mercati incide anche il ripristino delle sanzioni americane sul petrolio iraniano.
Il Wti con scadenza agosto è salito fino a 74,9 dollari al barile, con un rialzo del 6,30%. Il Brent con consegna a settembre si è mosso intorno a 78,72 dollari, in aumento del 6,15%. In forte crescita anche il gas ad Amsterdam, spinto pure dalle tensioni sul gasdotto Blue Stream: il prezzo è arrivato a 49,28 euro al megawattora.
Benzina e diesel ancora su
I listini italiani non avevano ancora smaltito del tutto gli effetti delle tensioni delle ultime settimane e restavano lontani dai livelli di fine febbraio, prima dell’attacco americano all’Iran. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, dopo i raid di mercoledì 8 luglio il prezzo medio self sulla rete stradale nazionale è pari a 1,855 euro al litro per la benzina e 1,941 euro al litro per il gasolio. Ieri i prezzi erano rispettivamente a 1,852 euro e 1,935 euro al litro. L’aumento è quindi già visibile alla pompa.
In autostrada il prezzo medio self è più alto: 1,945 euro al litro per la benzina e 2,023 euro al litro per il gasolio.
Diesel verso quota 2 euro
Il rischio è che il gasolio superi presto i 2 euro al litro anche fuori dalla rete autostradale. La nuova fiammata del greggio potrebbe scaricarsi rapidamente sui prodotti raffinati, proprio mentre continua la serie di rincari seguita alla fine dello sconto sulle accise.
Il governo Meloni aveva deciso di non prorogare la misura confidando nella tregua e in un progressivo allentamento della crisi nel Golfo. La ripresa degli attacchi cambia però lo scenario e rende più probabile, se non certo, un nuovo aumento dei listini. L’esecutivo dovrà quindi decidere quali provvedimenti adottare per sterilizzare o almeno temperare i prossimi rincari.
Borse europee in rosso
L’escalation pesa anche sui mercati azionari. Le Borse europee sono in forte calo: Francoforte perde il 2,28%, Parigi e Madrid il 2,06%, Milano l’1,68% e Londra l’1,5%. Lo spread tra Btp e Bund sfiora gli 82 punti, mentre il rendimento del decennale italiano sale al 3,88%.
Gli investitori temono che la nuova crisi militare faccia saltare del tutto il tavolo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e che, col rinnovo delle sanzioni sul petrolio di Teheran e un nuovo blocco dello stretto, dia luogo a uno shock energetico più ampio, con una durata difficile da prevedere.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





