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lunedì 27 Aprile, 2026
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Se vince il No battuta di arresto per Meloni

Primo Maggio senza soldi: stretta sui contratti pirata e nulla per gli stipendi

Tra conti pubblici blindati e segnali politici, il nuovo decreto tutela i grandi accordi collettivi ma non riesce a dare ossigeno alle buste paga dei lavoratori

Da Alessio Matta
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La Festa dei lavoratori arriva con un decreto che sa più di messaggio politico che di svolta concreta. Il governo si prepara a dare il via libera a un provvedimento simbolo sul lavoro, ma la sostanza resta leggera: qualche incentivo, norme sui contratti e pochi strumenti per incidere sulle buste paga.

Bonus e poche novità

Nel testo in arrivo ci sono soprattutto incentivi per l’assunzione di giovani e donne, oltre alla proroga di misure che stanno per scadere. Nulla che cambi davvero il quadro del mercato del lavoro. La premier Giorgia Meloni puntava a un intervento più forte sui salari, ma le risorse limitate hanno ridotto il raggio d’azione. Il risultato è un decreto che mantiene in vita strumenti già esistenti senza introdurre una strategia nuova. Un segnale di prudenza, ma anche di difficoltà nel trovare fondi per politiche più incisive.

La stretta sui contratti pirata

La vera novità riguarda i contratti collettivi. L’orientamento del governo è chiaro: prendere come riferimento quelli firmati dalle organizzazioni più rappresentative, cioè Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Una svolta rispetto alle aperture degli anni passati verso sigle minori. Il cambio di linea nasce anche dalle tensioni con i sindacati confederali, irritati dalla diffusione di accordi al ribasso in settori come call center, vigilanza e consegne a domicilio. In diversi casi le imprese hanno abbandonato i contratti tradizionali per scegliere intese meno costose. Ora Palazzo Chigi prova a chiudere quella porta, anche a costo di scontentare alleati storici.

Il nodo dei salari

Resta però il problema centrale: gli stipendi. In Italia le retribuzioni non hanno recuperato il peso dell’inflazione e restano sotto i livelli di pochi anni fa. Il governo ha puntato sul taglio del cuneo fiscale per aumentare il netto in busta paga, ma senza incidere sul valore lordo dei contratti. La detassazione degli aumenti salariali introdotta con l’ultima manovra segue la stessa logica: alleggerire le imposte, non rafforzare le paghe. Una soluzione utile nel breve periodo, ma che non risolve la perdita di potere d’acquisto.

Occupazione in rallentamento

Dietro il decreto c’è anche un dato che preoccupa. La crescita dell’occupazione rallenta e nei prossimi anni l’aumento dei posti di lavoro previsto è minimo. Negli ultimi tempi il mercato ha retto grazie agli over 50 rimasti in servizio più a lungo e alla spinta dei bonus edilizi e del Pnrr. Ora quella fase sembra chiusa.

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