Dopo le polemiche sull’incontro tra il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli e l’ambasciatore russo Aleksej Paramonov, arriva la difesa di Matteo Salvini: «Se ha incontrato l’ambasciatore russo avrà avuto i suoi motivi: noi non siamo in guerra né contro la Russia né contro l’Iran», ha dichiarato a margine di un incontro con la stampa a Milano.
Le sue parole sono l’ennesima conferma delle diverse sensibilità presenti all’interno del governo sul dossier russo, tra la linea europeista rivendicata da Meloni e Tajani e l’approccio più ambiguo sempre sostenuto dal leader della Lega, tornato in auge dopo che Trump ha sospeso per 30 giorni le sanzioni sul petrolio russo.
L’irritazione di Meloni
Le parole del leader leghista tengono dunque aperto un fronte nella maggioranza. Soprattutto se si crede alla ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera, secondo cui l’incontro tra Cirielli e Paramonov avrebbe provocato irritazione a Palazzo Chigi, cogliendo di sorpresa la premier Giorgia Meloni. Una versione che lo stesso viceministro di Fratelli d’Italia ha subito respinto, sostenendo che si sia trattato di un incontro noto alla Farnesina e rientrante nella normale attività diplomatica con ambasciatori accreditati in Italia.
L’allentamento delle sanzioni
Salvini non si è però lasciato scappare l’occasione per rilanciare la propria linea: «Allentare le sanzioni è una proposta di buon senso», ha ribadito. «Ho letto che il presidente di Federpetroli chiede di rimuovere le sanzioni sul petrolio e sul gas russo, e secondo me ha ragione».
Il vicepremier ha respinto l’accusa di voler favorire il Cremlino, sostenendo che la questione riguardi piuttosto il paese reale e la sua (disastrata) situazione economica: «Non perché io sia amico di Putin», ha spiegato, «ma perché le famiglie e le imprese italiane rischiano di non farcela a spendere di più».
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