lunedì 10 Agosto 2026
Orazio Schillaci ph Ansa

«Sempre meno medici e infermieri: la sanità pubblica rischia il tracollo». Il grido d’allarme del Gimbe

Il report per i trent'anni della Fondazione segnala le tante fragilità del sistema sanitario, che tra stipendi non competitivi, turni massacranti e burocrazia non riesce più ad attirare i giovani. Crisi per i corsi di laurea in infermieristica

Di Giustino Marai
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

La crisi della non riguarda soltanto le infinite liste d’attesa, i pronto affollati e i crescenti divari territoriali. Il punto più fragile, secondo la Fondazione Gimbe, riguarda il capitale umano: medici, infermieri e professionisti sanitari che lasciano il Servizio sanitario nazionale, anticipano il pensionamento o scelgono direttamente il privato.

L’allarme sugli infermieri

La situazione più grave riguarda gli infermieri. L’Italia è al 23esimo posto su 31 Paesi europei dell’area Ocse, con 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro una media Ocse di 9,5. Ma il dato più preoccupante, secondo Gimbe, è la perdita di attrattività della professione.
Nell’anno accademico -2026 le domande per i corsi di laurea in infermieristica sono state inferiori ai posti disponibili. Il rapporto tra domande e posti è sceso da 1,6 nel 2020-2021 a 0,9 nel 2025-2026.

Cartabellotta: «Si spegne il futuro della sanità pubblica»

«Quando una professione essenziale per il Ssn non riesce più ad attrarre i giovani, il problema non è dell’Università, ma del Paese», avverte il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. «Significa che stiamo spegnendo il futuro della sanità pubblica».
Il nodo non riguarda solo i numeri, ma anche le condizioni di . Turni pesanti, , aggressioni, scarsa valorizzazione delle competenze e retribuzioni non competitive spingono molti professionisti a uscire dal o a non entrarci affatto.

Stipendi sotto la media europea

Le retribuzioni restano uno dei fattori più rilevanti. Secondo Gimbe, nel 2023 gli infermieri ospedalieri italiani percepivano in media 45.434 dollari l’anno, contro i 63.417 dollari della media europea. Il divario sfiora quindi i 18mila dollari.
Dal 2013, mentre in diversi Paesi europei gli stipendi reali degli infermieri sono cresciuti, in Italia hanno registrato una variazione negativa. Una dinamica che ha contribuito a rendere la professione meno appetibile per i giovani.

Il doppio binario pubblico-privato

Per Gimbe, il rischio è che il Servizio sanitario nazionale resti universalistico solo nei principi, ma sempre meno capace di garantire accesso e presa in carico. Intanto cresce il libero mercato, alimentato dagli stessi professionisti che abbandonano il pubblico.
«Ogni professionista che il Ssn perde non sempre scompare dalla sanità: molto spesso riappare nel libero mercato dove cura solo chi può permetterselo», osserva Cartabellotta. Così, aggiunge, il capitale umano sottratto al pubblico rafforza il doppio binario: da una parte un Ssn più debole, dall’altra un’offerta privata per chi può pagare o ha una copertura assicurativa.

Le proposte di Gimbe

Per invertire la rotta, la Fondazione chiede un piano straordinario per il sanitario. Tra le misure indicate: programmazione dei fabbisogni, superamento dei vincoli alle , rinnovi contrattuali adeguati al costo della vita, migliori condizioni di lavoro, più sicurezza nei luoghi di cura e nuovi percorsi di .
«Non basterà aumentare i posti a Medicina o moltiplicare i corsi di laurea», conclude Cartabellotta, «se il Ssn continuerà ad essere un luogo da cui scappare o in cui non entrare nemmeno». Senza capitale umano, avverte Gimbe, la sanità pubblica semplicemente non può reggere.

Seguite La Sintesi sui nostri !

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata