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sabato 18 Aprile, 2026
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Screenshot dal film W. di Oliver Stone

“Se controlli l’Iran, controlli il mondo”: la “profezia” nel film W. di Oliver Stone

Per il vicepresidente americano Dick Cheney, l'Iran era "il cuore di tutto", la chiave per controllare l'Eurasia e il mondo

Da Sergio Di Laccio
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Quasi diciotto anni fa, il 17 ottobre 2008, nelle sale cinematografiche americane usciva W., l’ultima fatica (per allora) del regista Oliver Stone. In Italia sarebbe uscito tre mesi più tardi, a gennaio del 2009, proiettato in poche sale e poi mandato subito in onda su La7. Se in questi giorni siamo tornati a parlarne è perché, in una delle scene clou del film, i protagonisti spiegano le ragioni dell’attacco americano all’Iran.

La guerra al terrorismo

Il titolo, quella W puntata, è un riferimento all’allora presidente americano George W. Bush che di lì a poco, il 20 gennaio del 2009, al termine del suo secondo mandato, avrebbe lasciato la Casa Bianca a Barack Obama. Il film di Oliver Stone ripercorre gli otto anni della sua amministrazione, segnata dagli attentati dell’11 settembre 2001 e dalla cosiddetta guerra al terrorismo che finì per sventare prima l’Afghanistan, il cui regime talebano era considerato complice di Osama Bin Laden e degli attentatori, e poi l’Iraq di Saddam Hussein, falsamente accusato dal Segretario di Stato americano Colin Powell di possedere armi di distruzione di massa.

Il cuore di tutto

“Abbiamo basi in 120 paesi in tutto il mondo. Aggiungendo l’Iraq che succede?”, chiede Richard Dreyfuss, che nella pellicola interpreta il vicepresidente Dick Cheney. Dietro di lui, nella war room, c’è una cartina del Medio Oriente sulla quale sono riportati tutti gli avamposti americani. “Se ripuliamo quella fogna possiamo ricostruirla e sfruttare a massimo le sue risorse”. Josh Brolin, che interpreta Bush, è preoccupato dalla mancanza di una exit strategy, ma Dick Cheney è categorico. “Non andiamo là per sganciarci ma per restare. È un rapporto che non si spezzerà finché vivremo”.
Ma l’Iraq non è l’obiettivo numero uno: è soltanto una tappa di un viaggio che porta “nel cuore di tutto: in Iran. Il giacimento madre, la più grande riserva di petrolio del mondo, il 40% del petrolio mondiale, passa da qui e dallo stretto di Hormuz. Se controlli l’Iran controlli l’Eurasia e controlli il mondo. Un impero, un vero impero. Così nessuno ci romperà più il cazzo”.

La strategia americana

Da giorni quella scena ha ripreso a circolare sui social, rilanciata anche dallo stesso Oliver Stone sul proprio profilo Facebook: “Nel nostro film W. abbiamo rintracciato il problema USA-Iran in questa scena, ispirato dalla presentazione profetica di Dick Cheney nella War Room al gabinetto di guerra di Bush”, ha commentato il regista.
Ma se Dick Cheney aveva così lucidamente tracciato il percorso che gli USA avrebbero seguito nei successivi vent’anni, non è certo per la profezia alla quale metaforicamente allude la didascalia di Stone: gli analisti parlerebbero piuttosto di strategia di lungo termine.
Una strategia forse più chiara allora che oggi, con gli Stati Uniti che si ritrovano impantanati in un conflitto al quale gli iraniani si preparavano da oltre trent’anni. Da ben prima che uscisse l’ottimo film di Oliver Stone.

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