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giovedì 23 Aprile, 2026
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Trump manda Vance a Islamabad ma l’Iran non si fida

La risposta del regime: ''I negoziati sono una trappola, pronti alla guerra''

Da Silvia Forconi
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Il Presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’arrivo di una delegazione a Islamabad per un nuovo tentativo di negoziati in Pakistan.

L’ultimatum USA

Attraverso Truth, Trump ha avvertito di essere pronto a trattare, sotto la guida del vicepresidente JD Vance, affiancato da Jared Kushner e Steve Witkoff, ma a condizioni non negoziabili. ”Offriamo un accordo equo’‘, ha scritto Trump, ”se non lo accetteranno, gli Stati Uniti distruggeranno tutto”. Washington ha fatto così sapere di essere pronta a colpire i siti strategici dell’Iran se non libererà lo Stretto di Hormuz.


Nel frattempo la più grande portaerei al mondo, la USS Gerald R. Ford tornata operativa dopo le riparazioni nel Mediterraneo, è pronta all’azione contro l’Iran se il negoziato dovesse saltare. Secondo il Wall Street Journal, Trump preferirebbe questa strategia aerea per evitare troppe vittime. Ma Teheran non sta a guardare e ha ammesso di aver sfruttato ogni ora della tregua per rifornirsi. Oggi la velocità di schieramento di droni e missili è superiore a quella di inizio guerra.

Teheran: ”Negoziati? Solo una trappola”

Tramite l’agenzia ufficiale Irna, il governo iraniano ha già bocciato il vertice di Islamabad, parlando di ”richieste irrealistiche e continue contraddizioni”. I Pasdaran negano qualunque incontro finché durerà il blocco navale statunitense sui porti iraniani.

Secondo indiscrezioni riportate da Axios, i vertici iraniani sospettano che l’apertura diplomatica di Trump sia solo una “copertura” per un imminente attacco a sorpresa. Per l’Iran, il blocco navale in corso è una violazione diretta del cessate il fuoco e rende impossibile ogni prospettiva di pace.

Nel mentre, lo Stretto di Hormuz rimane chiuso. Da una parte le forze iraniane impediscono il transito, dall’altra la Marina USA tiene sotto assedio i porti iraniani.  Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, parla di ”progressi” anche se ci sarebbero “molte divergenze e alcuni punti fondamentali irrisolti”. Per questo l’accordo sembra ancora lontano e il rischio di un conflitto aperto sembra sempre più concreto.

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