Trump ritira i primi soldati dall’Europa
Donald Trump ha deciso di colpire per prima la Germania, colpevole di aver sostenuto che gli Usa sarebbero stati “umiliati” dall’Iran nei negoziati in corso per la pace in Medio Oriente. Circa cinquemila soldati statunitensi saranno ritirati dal territorio di Berlino nei prossimi 6 o 12 mesi. Un ritiro che presto potrebbe verificarsi anche nel resto dei Paesi europei, compresa l’Italia (La Repubblica).
Questa mossa è solo l’inizio di un piano ben più strutturato per indebolire i rapporti esistenti tra Usa e Ue. Trump ha infatti annunciato, quasi in contemporanea, l’intenzione di aumentare al 25% i dazi sulle automobili e i veicoli commerciali che gli Stati Uniti importano dall’Europa. Il motivo ovviamente risiede nel mancato aiuto europeo nella guerra contro l’Iran. Il tycoon è frustrato dal protrarsi del conflitto e in parte accusa Bruxelles della mancata riuscita del suo piano. Con il sostegno europeo, gli Usa sarebbero riusciti a far capitolare prima l’Iran (La Stampa).
L’Europa potrebbe quindi restare presto senza l’ombrello difensivo americano. Al momento sono presenti 40 basi Usa e 90mila soldati statunitensi nel Vecchio Continente. Una presenza che comunque è un vantaggio anche per Washington che ha basi di appoggio fuori dal suo continente e utilizzabili verso i nemici più lontani. L’Europa, però, gode di una protezione di tipo nucleare e di uno scudo missilistico, rinforzato dalla presenza di basi Nato. Il venir meno della protezione Usa, quindi, potrebbe mettere in discussione l’organizzazione difensiva dell’Ue (Il Giornale).
I timori per gli attivisti della Flotilla
Cresce la preoccupazione per gli attivisti della Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria diretta a Gaza con cibo e beni di prima necessità, abbordata e sequestrata da Israele in acque internazionali. Il brasiliano Thiago Avila e il palestinese con cittadinanza spagnola e svedese Saif Abukeshek, sono stati arrestati e ieri le loro immagini hanno fatto il giro del mondo. I volti tumefatti e lo sguardo annebbiato non lasciano dubbi sulle violenze subite da Israele. I due oggi compariranno in tribunale per un’udienza sulla proroga della loro detenzione, mentre proseguono i loro interrogatori da parte dei servizi segreti israeliani (Corriere della Sera).
Intanto, sembra certa la collaborazione di Atene con Tel Aviv. Parte degli attivisti della Flotilla sono stati infatti portati a Creta dopo l’abbordaggio. Diversi membri della spedizione sono al lavoro per riparare le barche danneggiate dall’Idf e per organizzare una nuova partenza. La missione della Flotilla, quindi, non si ferma. Il nuovo viaggio non avverrà prima di altri 2 o 3 giorni, sia per comprendere le condizioni della flotta sia per capire se una nuova missione possa mettere in pericolo la vita dei due attivisti nelle mani del governo israeliano (Il Fatto Quotidiano).
Il flop del governo Meloni
Il governo Meloni ha festeggiato il traguardo dei tre anni e mezzo, divenendo il secondo governo più longevo della storia repubblicana. Un successo che cerca di nascondere l’inattività dell’esecutivo che in questi anni non ha portato a termine nessuno degli obiettivi della campagna elettorale. L’inizio della fine, come dimostrano i sondaggi che oggi danno in vantaggio la coalizione di centrosinistra. I progetti di Meloni sono falliti, i rapporti con gli Usa sono naufragati e alla Presidente del Consiglio non resta che cercare di rimanere a galla fino alle prossime urne (Domani).
Se Meloni racconta che questo traguardo conferma la stabilità del governo, l’opposizione ricorda i fallimenti dell’esecutivo. Il leader di Avs, Nicola Fratoianni, ha ricordato come il decreto Lavoro non contenga alcun contributo per i lavoratori, e il fondatore di Italia Viva, Matteo Renzi, ricorda come in questi anni siano aumentati il debito pubblico e come sia invece diminuita la produzione industriale. Il pentastellato Ettore Licheri sostiene invece che presto il governo possa crollare sotto il peso della sua stessa inazione (Quotidiano Nazionale).
La morte di Alex Zanardi
Si è spento a 59 anni dopo una vita in cui i limiti sono sempre stati un obiettivo da raggiungere e superare. Alex Zanardi non ha mai avuto paura ed è sempre riuscito a reinventarsi, anche quando la vita sembrava non seguire uno schema lineare. La sua morte è arrivata il primo maggio, nello stesso giorno di Ayrton Senna, il pilota che aveva sempre visto come un esempio. Campione di Formula 1, poi atleta paralimpico. L’incidente del 2001, in cui perse entrambe le gambe, non è riuscito a fermare la sua voglia di gareggiare e vincere. In poco tempo è divenuto leggenda ed esempio per chi ogni giorno affronta le difficoltà come semplici prove da superare (La Gazzetta dello Sport).
Il mondo dello sport e quello della politica si sono stretti intorno al dolore della sua famiglia e dei suoi colleghi. “Uno sportivo di eccelse qualità”, lo ha definito il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mentre la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha parlato di “un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova della vita in una lezione di coraggio”. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano ha invitato a un minuto di silenzio in tutte le competizioni, mentre la F1 si è raccolta nel suo nome, celebrando la vita e i successi di un campione unico nel suo genere (Il Giornale).
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