sabato 2 Maggio 2026
Giorgia Meloni

Meloni festeggia tre anni e mezzo di flop e promesse mancate

Il secondo esecutivo più longevo dal dopoguerra resterà nella storia per le promesse mancate e le riforme inattuale. Il Paese è fermo, ma la premier continua a presentare decreti spot sul lavoro, sui piani abitativi e sul caro bollette. Scatole vuote che tentano di nascondere la totale mancanza di capacità del centrodestra

Da Redazione
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Giorgia Meloni si gode oggi la consapevolezza che il suo governo resterà negli annali italiani come il secondo più longevo della storia repubblicana. Almeno finché qualcuno non batterà il suo record. La Presidente del Consiglio siede a Palazzo Chigi da 1287 giorni. Tre anni e mezzo in cui la propaganda e gli slogan urlati hanno cercato di coprire un’amara verità: l’esecutivo non ha portato a compimento alcun obiettivo del suo programma di governo.

Nessun miglioramento sulla sicurezza

Un percorso iniziato con l’assurdo decreto anti-rave, propagandato come la soluzione alla mancanza di sicurezza del Paese e che invece non ha portato nemmeno a una condanna. Un reato inutile che appesantisce il codice penale del nostro Paese e non alleggerisce i timori degli italiani. Sul tema della sicurezza è la stessa leader di FdI a fare mea culpa, ammettendo di non essere riuscita a migliorare la condizione dell’Italia. In contemporanea, sulla Giustizia la colpa è di quella sinistra che non ha voluto riconoscere l’importanza del referendum sulla separazione delle carriere solo perché presentato dal centrodestra.

Su lavoro e piano casa solo slogan vuoti

Il traguardo, poi, arriva in una data piuttosto particolare, all’indomani del 1° maggio. La Festa dei Lavoratori anche quest’anno è stata svilita con un decreto superficiale, presentato appositamente in questo periodo per cercare di dimostrare alla popolazione che, ogni tanto, anche il governo fa qualcosa. Eppure, tra le righe non è difficile riconoscere l’ennesimo spot pubblicitario che cerca di nascondere l’assenza di fondi da destinare agli stipendi dei lavoratori. Così, il “salario giusto” perde la sua importanza. Non è fissato per legge ma lasciato all’interpretazione dei contratti delle maggiori sigle sindacali. Non è adeguato al costo della vita, ai rincari che il Paese continua a subire da anni per un’emergenza o per un’altra.

Anche il Piano Casa, che dovrebbe dare un futuro a quelle centinaia di migliaia di giovani che faticano a costruirsi una vita a causa dell’assenza di stabilità e certezze, sembra un cerotto non abbastanza potente per sopperire all’emorragia della precarietà lavorativa, della speculazione edilizia e della fuga dei cervelli.

Più debito pubblico e produzione industriale ferma

Eppure, Meloni avrebbe voluto che i giornalisti presenti alle conferenze stampa di presentazione di questi decreti si concentrassero solamente sui piccoli successi di questo governo. “Se mi chiedete del caso Minetti, poi domani titolate su questo e il mio lavoro è diventato inutile anche oggi. Agli italiani interessa sapere cosa il governo sta facendo per i loro problemi”, aveva dichiarato pochi giorni fa rispondendo ai giornalisti con toni agitati. Un’agitazione che porta alla luce la frustrazione per l’inizio del processo di logoramento che accompagnerà il suo esecutivo fino alle prossime politiche.

Premierato e autonomia differenziata sono riforme ormai dimenticate, il debito pubblico è cresciuto di circa 380 miliardi in valore assoluto, mentre è diminuito il suo peso sull’economia nazionale. La crescita è ormai ferma, perché la produzione industriale non esiste più. I prodotti italiani rischiano di non essere più competitivi perché il prezzo dell’energia è esagerato rispetto a quello del resto d’Europa. E anche su questo punto il decreto bollette sembra solo l’ennesimo spot di un governo senza più contenuti.

Il flop dei centri in Albania e sulla politica estera

Una pubblicità che si ripete ancora per quanto riguarda il flop dei centri in Albania, costosissimi e totalmente inutili per risolvere la crisi dei flussi migratori, e sul ruolo di ponte tra Usa e Ue vestito da Meloni. Un abito troppo grande e pesante per una leader che fatica a tenere insieme le sue posizioni sulla politica estera, almeno in quei pochi casi in cui prende una posizione.

Così, è arrivato anche lo strappo con Trump. Una crisi che potrebbe avere conseguenze anche sui suoi consensi. Il centrosinistra guadagna sempre più la fiducia degli italiani, dimostrando che l’alternativa a questo governo esiste. Le elezioni del 2027, o anche prima se Meloni non volesse battere il record di longevità del Berlusconi II, saranno il punto di arrivo di un governo fatto di soli vuoti e silenzi assordanti.

Leggi anche: Benzina verso i 2 euro: la scelta del governo accende la stangata

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