lunedì 25 Maggio 2026
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“Usa e Israele volevano l’ex presidente Ahmadinejad come nuovo leader dell’Iran”

Una scelta che dimostrerebbe come Trump e Netanyahu non siano interessati a un cambio di regime a Teheran, ma solo alla presenza al potere di una figura vicina ai loro interessi e alle loro richieste. Il piano sarebbe naufragato già il primo giorno di guerra

Da Laura Laurenzi
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Gli Stati Uniti e Israele avevano scelto l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad come figura di transizione da inserire a capo del governo di Teheran. Lo riferisce il New York Times in un lungo articolo in cui ricostruisce le interlocuzioni tra Washington e Tel Aviv sul futuro della Repubblica islamica e soprattutto sulle tappe della guerra contro l’Iran. Un articolo che in sostanza dimostra come le due potenze fossero convinte di poter raggiungere i loro obiettivi con una guerra lampo, sottovalutando una serie di inconvenienti che oggi hanno trasformato questo conflitto in un vero e proprio pantano.

Chi è Mahmoud Ahmadinejad

Innanzitutto, sembra difficile spiegare i motivi che avrebbero spinto Donald Trump e Benjamin Netanyahu a convergere sulla scelta di una figura piuttosto complessa come quella di Ahmadinejad. A capo del governo iraniano dal 2005 al 2013, sostenne con forza la creazione di un programma nucleare iraniano e si dimostrò sempre molto critico nei confronti degli Stati Uniti. Inoltre, era un sostenitore della dottrina per l’eliminazione totale dello Stato di Israele.

Sembra, però, che negli ultimi anni la sua posizione si fosse ammorbidita, anche se non vi sono prove certe di questo cambio di prospettiva. Nel 2019 Ahmadinejad definì Trump un “uomo di azione” e sostenne un riavvicinamento con gli Usa. In più in quegli anni viaggiò in Guatemala e in Ungheria, Paesi che notoriamente hanno rapporti con Israele. La testata statunitense ha chiarito di non avere informazioni su come i leader siano entrati in contatto con l’ex presidente di Teheran.

Netanyahu e Trump hanno sottovalutato i rischi di una guerra contro l’Iran

Di conseguenza, è possibile che Trump e Netanyahu abbiano visto in Ahmadinejad un possibile alleato, capace di riavvicinare l’Iran alle loro orbite. In sostanza, i due leader non avrebbero realmente voluto un governo stabile e sicuro per l’Iran, ma solo l’elezione di una figura vicina ai loro interessi e alle loro richieste. Secondo il Nyt, l’ex presidente avrebbe anche garantito delle consulenze sulle modalità con cui produrre un cambio di regime nella repubblica islamica. Il piano, però, sarebbe fallito miseramente nei primi giorni del conflitto.

Alcuni funzionari vicini al dossier hanno infatti ricordato come Ahmadinejad sia rimasto ferito il primo giorno di guerra da un attacco israeliano alla sua casa di Teheran. Un raid che era stato pensato per uccidere le guardie poste di fronte a casa sua, dove si trovava agli arresti domiciliari.

L’ex presidente, quindi, non è mai più apparso in pubblico e avrebbe anche cambiato idea radicalmente sul possibile colpo di Stato e sulle conseguenze della sua alleanza con Usa e Israele. L’ennesima dimostrazione di come i due Paesi siano entrati in guerra sottovalutando le capacità del loro nemico e di fatto finendo a dover gestire un conflitto che potrebbe essere più costoso e pericoloso di quanto immaginato.

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