martedì 27 Ottobre 2026
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“Non respira, ha gli occhi fissi”: la morte di Fakir ripresa dalla bodycam di un poliziotto

La possibilità che il 42enne sia entrato in contatto con un’altra persona prima del fermo è stata respinta dal suo avvocato. Le immagini sono state acquisite dalla Procura di Bologna

Di Laura Laurenzi
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Uno dei poliziotti intervenuti a Bologna dopo le segnalazioni su Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto mentre era ammanettato e faccia a terra, indossava una bodycam. Il è stato acquisito in Procura e una parte è stata mostrata in esclusiva dal Tg1. Le immagini mostrate risalgono a poco dopo mezzogiorno del 19 e inquadrano le mani degli agenti sia su Fakir che su un altro uomo che indossa una maglia bianca. Quest’ultimo sarebbe la persona con cui si ipotizza che la vittima sia entrata in contatto poco prima dell’intervento dei poliziotti.

Il video mostra integralmente l’intervento degli agenti. Questi sarebbero giunti nel quartiere Pilastro dopo le segnalazioni di alcuni residenti. Dopo 40 minuti durante i quali hanno cercato di calmare la vittima, in evidente stato di agitazione, i poliziotti intervengono temendo che la situazione possa degenerare. Fakir si sarebbe infatti scagliato contro un’automobile. A quel punto il 42enne viene fermato, immobilizzato e poco dopo interviene il 118. Nel video sarebbero ripresi anche i momenti della tentata rianimazione.

“Non respira”, “Questo ha gli occhi fissi”, dicono i mentre i poliziotti assistono in silenzio tentativi di salvare il 42enne. I due poliziotti sono stati nel registro con modello 45 bis, il cosiddetto scudo penale introdotto dal decreto sicurezza.

I legali di Fakir: “Non c’è stata nessuna colluttazione”

Secondo il legale di uno degli agenti, prima dell’intervento dei poliziotti la vittima sarebbe entrata in contatto con un’altra persona. “A questo punto è evidente che i poliziotti devono intervenire e risolvere questa situazione”, spiega. I legali di Fakir hanno chiesto di poter acquisire il contenuto della bodycam e continuano a contestare le modalità con cui Fakir è stato fermato. “È intollerabile che fosse stato lasciato ammanettato mani e piedi anche in una procedura delicata e ovviamente non è colpa dei sanitari, ma è responsabilità degli agenti”, ha spiegato il legale della vittima, Fabio Anselmo.

“Ci sono stati gesti disorganizzati dovuti al delirio, ma Fakir non ha colpito nessuno, ha colpito un’auto e poi è caduto per terra. La colluttazione non c’è stata”, ha spiegato ancora l’avvocato, chiarendo che esistono anche altri video ripresi da alcuni testimoni. Il legale ha chiarito di non sapere se queste immagini siano state acquisite dalla Procura.

Il nodo delle testimonianze

Anselmo ha anche denunciato alcuni episodi che “tradiscono mancanza di serenità nell’esecuzione degli adempimenti di alcuni elementi della questura su delega del pubblico ministero”. Tra questi cita i testimoni o presunti tali che sarebbero stati contattati senza comunicazioni ufficiali per recarsi in questura e testimoniare senza il di un traduttore e senza la possibilità di essere videoregistrati. Proprio per questi motivi, alla fine non sono stati sentiti.

Oppure la in casa della vittima, con un cugino di Fakir che sarebbe stato prelevato e caricato su un’auto per portarlo in questura “senza motivo apparente”. “È stato detto che c’era il suo , ma in realtà chi mi fa questa segnalazione rappresenta che lui non era assolutamente d’accordo di andare in questura, e infatti poi è stato fatto scendere dalla macchina. Questo è il clima”, ha aggiunto l’avvocato.

Anselmo ha infine reiterato la richiesta di affidare le a un corpo diverso rispetto alla , in quanto nelle indagini sono coinvolti proprio due poliziotti.

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