mercoledì 29 Luglio 2026
Meloni Salvini Tajani

La maggioranza va in frantumi su accise e giustizia: intercettazioni e migranti spaccano il centrodestra

Tajani e Salvini bocciano gli aumenti sul tabacco per trovare i fondi per tagliare le accise sui carburanti. Nuovo scontro sul decreto giustizia tra Fi, Lega e FdI che non trovano l’accordo sugli emendamenti

Di Laura Laurenzi
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Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, fatica sempre di più a trovare un accordo con i suoi vicepremier. Dopo la crisi sulla legge elettorale, con i franchi tiratori che hanno bocciato l’emendamento di FdI sulle preferenze, i partiti di maggioranza non trovano un’intesa sul taglio delle accise sui carburanti e si preparano allo scontro sul decreto . I nodi sono due: da un lato l’emendamento sulle a strascico voluto dal partito della fiamma e osteggiato da FI, dall’altro le proposte di modifica della Lega per una stretta sui ricongiungimenti familiari dei , guardate con scetticismo da FdI.

Il segretario di Forza Italia, , e il leader della Lega, Matteo , sono irrequieti in vista del voto. Ognuno è alla ricerca del proprio spazio politico, con l’obiettivo di farsi notare dai cittadini e guadagnare qualche in più alle urne. Una situazione che crea incertezza e che rischia di accelerare il logorio del Governo Meloni.

La crisi sulle accise

La prima dimostrazione della crisi è arrivata nel corso della riunione tra leader di partito per gestire l’emergenza carburanti. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha proposto un aumento delle accise sui prodotti del tabacco per trovare le risorse per tagliare i di benzina e diesel alla pompa. Tajani e Salvini si sono immediatamente opposti, sostenendo che non è possibile aumentare le tasse su un prodotto per abbassarle su un altro. “È un gioco delle tre carte”, avrebbe detto Salvini. Di fronte al muro degli anche Meloni ha ceduto, accettando di diminuire i costi solo sul gasolio.

Scontro FI-FdI sulle intercettazioni

L’ennesimo punto non condiviso di un Governo che ormai procede in ordine sparso. Il prossimo banco di prova è il voto sugli emendamenti al decreto giustizia, previsto il 28 luglio al . Il primo punto che potrebbe provocare riguarda l’emendamento del partito di Giorgia Meloni sulle intercettazioni. La proposta di modifica prevede di consentire l’utilizzo delle intercettazioni anche in procedimenti diversi da quelli per cui erano state autorizzate, come richiesto dal procuratore antimafia Giovanni Melillo. Una possibilità su cui Forza Italia ha già dato parere opposto e che rischia di non passare.

La Lega vuole una stretta sui migranti

Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha proposto una mediazione per evitare una nuova spaccatura: in Aula dichiarerà inammissibile l’emendamento per materia così da rinviare la riflessione all’autunno. Proprio quando la crisi sembrava evitata, la Lega ha annunciato di voler presentare una serie di emendamenti sulla stretta ai ricongiungimenti familiari per i migranti.

Una proposta osservata con un certo scetticismo dal Quirinale e che mette in difficoltà anche FdI: di fronte a questi emendamenti, infatti, sarebbe assurdo che La Russa bocciasse per materia solamente la loro proposta di modifica. Il centrodestra, quindi, è di nuovo al punto di partenza e si prepara a procedere in ordine sparso fino al voto.

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