venerdì 11 Settembre 2026
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Molestie alla 13enne, la Procura di Torino sfida il verdetto del Gip

La Procura di Torino impugnerà davanti al Tribunale del Riesame la decisione del Gip, che non ha convalidato il fermo di un 42enne accusato di aver molestato una tredicenne in un minimarket e gli ha imposto soltanto l’obbligo di firma, mentre il caso ha provocato forti reazioni politiche e istituzionali.

Di Redazione
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La di Torino ha deciso di ricorrere al Tribunale del Riesame contro il provvedimento del giudice per le indagini preliminari che ha disposto l’obbligo di firma per un uomo di 42 anni accusato di una molestia ai danni di una ragazza di 13 anni. La decisione della Procura arriva dopo una giornata caratterizzata da una forte reazione politica e da un confronto acceso sul trattamento giudiziario riservato all’indagato.

Il giudice ha riconosciuto la presenza di gravi indizi di colpevolezza, ma non ha convalidato il fermo. Secondo la valutazione del Gip, infatti, non emergeva un concreto pericolo di fuga. Il giudice ha inoltre ritenuto sufficiente l’obbligo di presentazione quotidiana al commissariato più vicino per affrontare le esigenze cautelari del procedimento.

La Procura, che aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, contesta quindi la valutazione sulle misure da applicare all’uomo. Il ricorso consentirà al Tribunale del Riesame di esaminare nuovamente la situazione e di valutare se le esigenze cautelari richiedano una misura più severa rispetto all’obbligo di firma.

L’aggressione nel minimarket

I fatti risalgono allo scorso fine settimana e si sono verificati in un minimarket del quartiere Madonna di Campagna, a Torino. La tredicenne era entrata nel negozio durante la notte per acquistare qualcosa da mangiare. Secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo le avrebbe offerto una bevanda gratuitamente e, successivamente, avrebbe compiuto atti sessuali nei suoi confronti.

Le immagini delle telecamere di sicurezza rappresentano uno degli elementi principali dell’inchiesta. Il sistema di videosorveglianza del negozio ha infatti consentito agli investigatori di acquisire materiale utile alla ricostruzione dei momenti precedenti e successivi all’episodio contestato. Il Gip ha considerato il racconto della ragazza logico e lineare e ha ritenuto che le immagini ne rafforzassero la credibilità.

Gli accertamenti hanno inoltre fatto emergere un altro episodio che gli investigatori stanno valutando. Poco prima dell’arrivo della tredicenne, l’uomo avrebbe tentato di molestare un’altra donna all’interno dello stesso esercizio commerciale. La circostanza costituisce un ulteriore elemento al vaglio degli inquirenti e contribuisce alla ricostruzione complessiva della serata.

La decisione del Gip e l’obbligo di firma

Il 42enne ha trascorso due notti in cella dopo l’intervento della polizia. Durante l’udienza di convalida ha ammesso la propria responsabilità per quanto accaduto e ha espresso pentimento. «Ho sbagliato. Non ho mai commesso reati, è la prima volta che succede e sono molto dispiaciuto», ha dichiarato durante l’interrogatorio.

L’uomo ha inoltre spiegato agli investigatori di avere bevuto prima dell’episodio. «Mi scuso, ero ubriaco, non succederà più», ha affermato successivamente. Il Gip ha considerato anche il suo atteggiamento collaborativo, l’assenza di precedenti penali e il pentimento mostrato durante l’interrogatorio nella valutazione della misura cautelare.

Il giudice, pur riconoscendo gli elementi a carico dell’indagato, ha quindi escluso la necessità della permanenza in carcere. L’uomo dovrà presentarsi regolarmente alle autorità secondo quanto stabilito dal provvedimento. La Procura ritiene però necessario sottoporre la decisione a una nuova valutazione giudiziaria.

Il caso esplode nel dibattito politico

La decisione del Gip ha provocato reazioni trasversali nel mondo politico. La vicenda ha rapidamente superato i confini della cronaca giudiziaria, alimentando un confronto sulla sicurezza, sulla tutela dei minori e sul funzionamento della . Esponenti sia della maggioranza sia dell’opposizione hanno criticato la di non mantenere l’uomo in carcere.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato duramente la vicenda. «Parliamo molto di sicurezza. Si chiede conto al Governo, giustamente, di quello che non va. Però qui la domanda va fatta fino in fondo», ha dichiarato. La premier ha sottolineato che le forze dell’ordine e la Procura avevano svolto il proprio lavoro e ha espresso perplessità sul successivo esito giudiziario.

La polemica ha coinvolto anche esponenti del centrosinistra. Alcuni parlamentari hanno sottolineato la gravità della violenza sessuale nei confronti di una di 14 anni e hanno espresso preoccupazione per la valutazione del rischio. Il caso ha quindi prodotto una rara convergenza nelle critiche rivolte alla decisione del giudice, pur con motivazioni e accenti differenti.

Nordio manda gli ispettori a Torino

Anche il Carlo Nordio è intervenuto sulla vicenda. Il Guardasigilli ha annunciato l’invio di ispettori ministeriali presso il Tribunale di Torino. L’iniziativa mira a effettuare verifiche sull’organizzazione e sui passaggi procedurali della vicenda, senza trasformare l’ispezione in una valutazione del merito della decisione giudiziaria.

Nordio ha ribadito il rispetto dell’ e dell’indipendenza della . Allo stesso tempo, il ministro ha considerato eccezionale l’attenzione suscitata dal caso e ha disposto gli accertamenti ministeriali per acquisire gli elementi utili sulla gestione della procedura.

La scelta ha però suscitato la reazione dell’Associazione nazionale magistrati. Il presidente Giuseppe Tango ha criticato quello che ha definito un atteggiamento eccessivamente aggressivo nei confronti della magistratura. «Un provvedimento che ovviamente si può criticare, ma soprattutto si può contestare secondo quanto previsto dalle stesse regole procedurali», ha dichiarato, ricordando che il sistema giudiziario prevede proprio il ricorso al Riesame e, successivamente, alla Cassazione.

Il confronto sull’autonomia della magistratura

Secondo l’Associazione nazionale magistrati, la decisione del Gip non rappresenta una sentenza definitiva. Il giudice non ha stabilito la colpevolezza o l’innocenza dell’indagato, ma ha valutato quale misura cautelare applicare durante il procedimento. Il ricorso della Procura al Riesame rappresenta quindi uno degli strumenti ordinari attraverso i quali il sistema giudiziario consente di contestare una decisione sulle misure cautelari.

L’Anm ha inoltre espresso perplessità sull’invio degli ispettori ministeriali, sostenendo che gli organi ispettivi non debbano valutare il merito dei singoli provvedimenti giudiziari. Il confronto tra governo e magistratura si è così aggiunto alla vicenda giudiziaria che riguarda la tredicenne, trasformando il caso in uno dei temi più discussi della giornata.

Ora decide il Tribunale del Riesame

Il prossimo passaggio spetta dunque al Tribunale del Riesame. I dovranno esaminare il ricorso della Procura di Torino e valutare nuovamente la situazione cautelare del 42enne. L’attenzione si concentrerà soprattutto sulla necessità di una misura più restrittiva rispetto all’obbligo di firma e sugli elementi che hanno portato il Gip a escludere il pericolo di fuga.

Il procedimento non ha ancora raggiunto una conclusione definitiva. L’indagato resta infatti sottoposto a un procedimento giudiziario nel quale gli inquirenti dovranno continuare a raccogliere e valutare gli elementi disponibili. La decisione del Riesame potrà modificare il quadro cautelare, ma non stabilirà in via definitiva la responsabilità penale dell’uomo.

La vicenda resta quindi al centro dell’attenzione per due motivi distinti ma strettamente collegati: da una parte la gravità delle accuse relative alla tredicenne, dall’altra il confronto istituzionale nato dopo la decisione del Gip. La Procura ha scelto la strada prevista dalla legge per contestare il provvedimento e ora sarà il Tribunale del Riesame a valutare nuovamente le esigenze cautelari.

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