La crisi climatica torna al centro dello scontro politico con un’accusa netta del Movimento 5 Stelle. La senatrice Elena Sironi, esponente del M5S e segretaria della commissione Ambiente del Senato, punta il dito contro la gestione italiana dell’adattamento ai cambiamenti climatici e contesta soprattutto la distanza tra gli impegni annunciati e gli interventi concreti sul territorio. Il nodo, secondo Sironi, riguarda un Piano nazionale già approvato ma ancora lontano da una piena attuazione finanziaria e operativa.
La questione assume un peso ancora maggiore alla luce dei dati internazionali più recenti. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente ha avvertito che il mondo si dirige verso un periodo nel quale il superamento della soglia di 1,5 gradi rispetto all’epoca preindustriale appare ormai difficilmente evitabile. Il rapporto pubblicato nel 2025 stimava inoltre un riscaldamento compreso tra 2,3 e 2,5 gradi entro la fine del secolo anche considerando l’attuazione degli impegni climatici nazionali, mentre le politiche attuali conducono verso valori ancora più elevati. Il 2 settembre 2026 l’UNEP ha inoltre ribadito che l’overshoot di 1,5 gradi rappresenta ormai uno scenario ampiamente atteso.
El Niño aumenta la pressione sul sistema climatico
Nel frattempo cresce anche l’attenzione internazionale per El Niño, il fenomeno naturale che nasce dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale e modifica la circolazione atmosferica, con conseguenze sulle precipitazioni e sulle temperature in diverse parti del mondo. I dati disponibili ad agosto indicavano un rapido rafforzamento dell’evento del 2026. Gli organismi scientifici statunitensi prevedevano una probabilità superiore al 90 per cento di un episodio molto forte durante l’autunno e l’inverno dell’emisfero settentrionale.
La situazione merita attenzione anche perché El Niño non rappresenta la causa del riscaldamento globale di origine antropica. Il fenomeno appartiene infatti alla variabilità naturale del sistema climatico. Tuttavia, un pianeta già più caldo può affrontare gli effetti di queste oscillazioni partendo da condizioni più rischiose. Siccità, precipitazioni estreme, caldo intenso e conseguenze sull’agricoltura possono quindi aggravare vulnerabilità che molti territori devono già fronteggiare.
Il Piano italiano conta 361 azioni
Al centro delle critiche di Elena Sironi compare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato dal Ministero dell’Ambiente nel dicembre 2023. Il documento individua 361 azioni di adattamento rivolte a sistemi naturali, sociali ed economici e propone interventi che coinvolgono numerosi settori, dall’agricoltura alla gestione delle risorse idriche, dalla tutela degli ecosistemi alla pianificazione urbana e alla prevenzione del dissesto.
Il problema politico, secondo la senatrice del M5S, riguarda soprattutto la capacità di trasformare quel quadro di interventi in cantieri, opere e politiche territoriali finanziate. Sironi accusa la politica di continuare a intervenire dopo le emergenze invece di investire con maggiore decisione nella prevenzione. Una critica che tocca un punto particolarmente delicato per l’Italia, dove alluvioni, frane, incendi, siccità e ondate di calore possono produrre conseguenze economiche e sociali molto pesanti.
Prevenire invece di pagare sempre i danni
La senatrice propone quindi un fondo pluriennale dedicato all’attuazione del Piano, accompagnato da scadenze verificabili e da un sistema di monitoraggio dei risultati. Tra le priorità indicate figurano anche il contrasto al consumo di suolo, la riduzione dell’impermeabilizzazione dei terreni, la rinaturazione dei fiumi, il recupero delle aree umide e il rafforzamento delle politiche contro il dissesto idrogeologico.
Un altro capitolo riguarda le città. La tutela degli alberi e del verde urbano, insieme all’aumento delle superfici verdi dove possibile, può contribuire a ridurre alcuni effetti delle temperature elevate e a rendere gli spazi urbani più resilienti. La strategia indicata da Sironi punta dunque sulla prevenzione come forma di sicurezza nazionale, collegando la politica climatica alla protezione delle infrastrutture, della salute pubblica e dell’economia dei territori.
Lo scontro sul confronto con il riarmo
Il passaggio più politico della dichiarazione riguarda però il confronto tra la velocità con cui il Parlamento e il governo affrontano altre emergenze e i tempi della risposta alla crisi climatica. “Mentre per il riarmo si convocano vertici straordinari e si trovano miliardi in poche settimane, sulla crisi climatica si continua a rinviare”, sostiene Elena Sironi. Il messaggio dei Cinquestelle è chiaro: per il M5S la sicurezza non può limitarsi alla dimensione militare, ma deve comprendere anche la difesa del territorio dai rischi climatici.
La polemica apre così un confronto più ampio sulle priorità della politica italiana. Da una parte emergono le esigenze immediate legate alla sicurezza e alla spesa pubblica; dall’altra cresce la pressione per destinare risorse stabili alla prevenzione dei rischi ambientali. In questo quadro, il problema non riguarda soltanto la quantità di denaro disponibile, ma anche la capacità delle istituzioni di programmare interventi nel lungo periodo, coordinare Stato, Regioni e Comuni e verificare concretamente i risultati.
La sfida per l’Italia è trasformare i piani in azione
Il punto centrale della denuncia di Sironi resta quindi il divario tra programmazione e attuazione. L’Italia possiede già uno strumento nazionale con centinaia di possibili interventi, ma la crescente intensità degli eventi estremi impone tempi più rapidi e una maggiore continuità nella prevenzione. “La vera sicurezza nazionale comincia dalla cura del territorio e dalla protezione delle persone”, afferma la senatrice.
La discussione sul clima, intanto, si intreccia con un quadro internazionale sempre più difficile. L’ONU continua a chiedere tagli molto più rapidi alle emissioni, mentre la scienza climatica segnala che ogni frazione di grado evitata può ridurre danni, perdite e costi futuri. Per l’Italia la partita non riguarda soltanto il rispetto degli impegni internazionali: riguarda la capacità di preparare città e territori a condizioni climatiche che stanno già cambiando.
La critica del Movimento 5 Stelle mette dunque il governo davanti a una questione concreta: quanto rapidamente l’Italia riuscirà a trasformare le 361 azioni del Piano nazionale in interventi finanziati, verificabili e realmente operativi? La risposta determinerà una parte importante della capacità del Paese di affrontare i prossimi anni, soprattutto mentre il riscaldamento globale e un El Niño particolarmente intenso aumentano la pressione sui sistemi naturali e sulle comunità.
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